Ottavio Bianchi: «Pochi giovani in serie A? Un male per la Nazionale»

Francesco Venturini
Il leggendario allenatore che guidò il Napoli è stato ospite alla cena di Natale dell’Ospitaletto: ha parlato di Maradona, del settore giovanile del Brescia e dei pregi dell’Atalanta
Ottavio Bianchi durante la cena dell'Ospitaletto - Foto © www.giornaledibrescia.it
Ottavio Bianchi durante la cena dell'Ospitaletto - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Ottavio Bianchi, il leggendario allenatore del Napoli che guidò i partenopei alla conquista del loro primo scudetto, è stato l’ospite d’onore alla cena di Natale dell’Ospitaletto, organizzata giovedì sera in Franciacorta, a Villa Baiana. L’invito, voluto dal presidente del club franciacortino, Giuseppe Taini, ha permesso ai presenti di incontrare un protagonista indimenticabile della storia del calcio italiano, che con il Napoli vinse anche una Coppa Uefa e una Coppa Italia.

Il mister

Durante la serata, Bianchi si è intrattenuto con i partecipanti, offrendo una lucida analisi dell’attuale Serie A e condividendo il suo punto di vista su alcuni dei temi più dibattuti nel panorama calcistico nazionale. «L’Atalanta non è più una sorpresa», ha esordito, riferendosi al primato in classifica della squadra bergamasca, attualmente a quota 34 punti. «Vorrei però fare una premessa su Gasperini: è inusuale, in serie A, trovare un allenatore sulla stessa panchina per tanti anni. Questo è possibile grazie a una gestione societaria diversa rispetto a quella del Brescia. C’è una differenza abissale tra le due piazze, a partire dallo stadio: a Bergamo è sempre pieno, lo era in serie C e lo è ora, ancora di più. Bergamo è un po’ come Napoli: i tifosi vivono per la squadra, e questo è fantastico».

Non poteva mancare un commento sul Napoli. «È una bella realtà e Conte è una garanzia. Arrivare il primo anno e giocarsi subito lo scudetto non è facile. È un tecnico che ha fatto bene ovunque: mi sembrano in vantaggio su tutte le altre».

Giocatori

Il mister ha poi affrontato un tema delicato, quello della carenza di giocatori italiani titolari nelle squadre di Serie A. «Fa riflettere che nel nostro campionato manchino giocatori italiani in prima squadra. Questo penalizza soprattutto la Nazionale, come dimostrano le due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali. All’estero, i giovani più promettenti a 17 anni sono già titolari nelle loro squadre e, quando arrivano in Italia, sono più pronti. Importano il loro modo di giocare nelle Nazionali, mentre da noi questa opportunità sembra mancare. Per esempio, quanti giocatori di quell’età trovano spazio nel Brescia? Una società che, un tempo, era famosa per il suo settore giovanile. Ora non mi pare più così».

Il ricordo di Maradona

Ottavio Bianchi e Diego Maradona ai tempi d'oro del Napoli © www.giornaledibrescia.it
Ottavio Bianchi e Diego Maradona ai tempi d'oro del Napoli © www.giornaledibrescia.it

Emozionante infine il ricordo su Maradona: «Diego, per me, è il più grande di tutti i tempi. Su di lui si è detto tanto, ma chi lo ha conosciuto davvero sa che aveva l’animo di un bambino: se fosse stato qui stasera, sono certo che avrebbe preso un pallone per iniziare a giocare. Qualcuno sosteneva che non si allenasse, nulla di più falso. Ogni gol che avete visto era frutto di ciò che provava e riprovava in allenamento. Nulla era lasciato al caso: raggiungere certi livelli d’eccellenza senza un lavoro costante è semplicemente impossibile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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