Calcio

Mutti: «Al Brescia un polverone evitabile, magari potrà servire»

Parla l'ex allenatore: «Solo i risultati sistemano tutto»
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Bortolo Mutti
Bortolo Mutti

«Grandi dubbi su questo polverone, senza dubbio evitabile. Però, chissà, magari nel prossimo futuro si scoprirà che quanto è successo è servito, e ha fatto bene al Brescia». Parola di Bortolo Mutti, allenatore d’esperienza e già bandiera delle rondinelle, di cui fu centravanti dal 1977 al 1980. Ne ha viste tante, e ha un’idea precisa su quanto accaduto in casa Leonessa.

Mutti, due aggettivi per il caos degli ultimi giorni?
«Raro e atipico».
Perché?
«È chiaro che un presidente ha tutto il diritto di procedere per la propria strada, con le proprie idee e convinzioni, valutando rendimento e gioco della squadra. Cellino, evidentemente, è meno paziente di altri. Inzaghi, però, ha in mano il terzo posto in un campionato molto competitivo. Ha il polso della squadra. E per il club stesso avere Pippo alla guida della rosa non è di secondaria importanza».
Sfiducia e dietrofront: come si può sentire un allenatore di fronte a questo genere di sviluppi e controsvuluppi?
«Credo che abbia profonda consapevolezza del valore del proprio lavoro. In altre parole, è convinto di procedere nella giusta direzione e di poter raggiungere il risultato che il Brescia si è prefissato».
In un quadro comunque magmatico, quale può essere una medicina a effetto immediato?
«Soltanto le vittorie. I risultati sistemano tutto».
Gli equilibri tra presidente, direttore sportivo e allenatore sono delicatissimi. Quando è che la «linea» presidenziale sfocia nell’ingerenza?
«Per un allenatore il confronto con dirigenza e proprietà è fondamentale. Se il campo non restituisce ciò che si desidera, un tecnico è chiamato a modulare le proprie scelte. Il Brescia non vince in casa? Mi ricorda... l’Atalanta. Grande in trasferta e in affanno tra le mura amiche. A un certo punto diventa una questione di equilibri tecnico-tattici da cambiare. Anzi, da ribaltare».
E la squadra come può aver metabolizzato queste giornate convulse?
«Servono nervi saldi. Il polverone era evitabile, ma può aver creato stimoli diversi. Tutto può ancora andare per il verso giusto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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