Calcio

La Loggia vorrebbe Pasini al centro del rilancio del Brescia Calcio

Per la rinascita FeralpiSalò in prima linea, con Lume e Ospi che potrebbero «appoggiare»: stasera il confronto
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Futuro Brescia, stasera tavolo in Loggia
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Sono ancora giorni di lutto sportivo. Ma sono anche i giorni dell’orgoglio. E della voglia di andare a caccia di un riscatto collettivo. L’inaccettabile e premeditata fuga di Massimo Cellino ha rappresentato non soltanto un fallimento sportivo, ma anche del sistema Brescia. Quello che per la verità nel calcio non è mai esistito: il nefasto avvento di Cellino è stato niente altro che il prodotto di una lunga storia di indifferenza, a tutti i livelli – specie i più alti – nei confronti della squadra della città. Che è stata sopraffatta e che ne esce a pezzi, anche a livello d’immagine.

Però una seconda possibilità c’è sempre. E se dimenticare sarà impossibile, ripartire da qualche parte si deve. Soprattutto si può ripartire bene. Per trasformare il Brescia dal fastidio col quale è sempre stato vissuto, in una opportunità di crescita. Questa è una «chiamata alle armi». Cosa c’è allo stato attuale? Le buone intenzioni. E quale è il sogno? Quello di dare vita non solo a un Brescia, ma a un grande Brescia. Che possa ricostituirsi a partire dalla serie C, ma non soltanto «ereditando» il titolo di una delle tre squadre della terza serie del territorio passandoci sopra una mano di colori bianco e azzurro e adattandone la denominazione. Bensì dando vita a un progetto allargato con lo stadio come elemento d’attrattiva per tante forze imprenditoriali che potrebbero coniugare affari e sostenibilità insieme alla possibilità di diventare protagonisti di un’operazione «cuore».

Situazione

Questa sera alle 19, a Palazzo Loggia, va in scena l’attesissimo tavolo tra la sindaca Laura Castelletti (con gli assessori Alessandro Cantoni e Marco Garza) e Giuseppe Pasini, Lodovico Camozzi (o Andrea Caracciolo) e Giuseppe Taini, ovvero i tre patròn di FeralpiSalò, Lumezzane e Ospitaletto.

Le attenzioni, ormai non è più un mistero, si concentrano principalmente su Giuseppe Pasini. Per tanti motivi. Intanto, quella della FeralpiSalò è la società più strutturata perché ormai è nel panorama professionistico, ininterrottamente, da 2009. Poi, perché per quanto la creatura verdeblù sia per Pasini passione pura, eventuali ambizioni si scontrano con un bacino d’utenza limitato e la mancanza di un impianto da gioco che possa consentire di affrontare altri palcoscenici: l’esperienza in B ha insegnato. Senza pubblico e senza stadio, fare più di quanto è stato fatto diventa un bagno di sangue che peraltro mal si sposerebbe con il difficile contesto mondiale delle sfide industriali nonché l’etica di Pasini.

Tanto è vero che il progetto FeralpiSalò per la stagione che verrà prevederebbe un ridimensionamento. Una ricostruzione, questa, che in teoria cozza con l’idea di fare un salto nel Brescia. Fino a un certo punto. Perché non si tratterebbe di esportare in città la FeralpiSalò con la mano di vernice di cui sopra, ma si tratterebbe di fare di Pasini (Pasini in quanto tale: non come Feralpi) l’uomo forte e credibile capace di catalizzare l’attenzione e l’interesse di altri colleghi. Con i quali condividere onori e relativi oneri sotto ogni punto di vista. Base allargata, insomma. Come Roma non è stata fatta in una notte, lo stesso varrebbe per lo sviluppo di un progetto Brescia (al quale ad esempio sarebbe già pronto ad aderire Daniele Scuola). Intanto, l’importante sarebbe ripartire – come in un anno di transizione, anche per quanto riguarda la denominazione – per poi costruire il percorso pezzo per pezzo.

Faccia a faccia

Fin qui la (non) pazza idea. Che bisognerà però capire quanto potrà incontrarsi con la realtà e la strettoia di tempi minimi con molti lacci e lacciuoli tecnici, legali e burocratici da slegare. E poi, occorrerà vedere e capire con quali argomenti la sindaca si presenterà al tavolo. Perché vero che si tratta di un primo confronto faccia a faccia, ma è vero che proprio per le tempistiche ridottissime, sarà già necessario entrare un minimo nel merito. La presenza di Garza, che ha le deleghe su risorse, bilancio, gare e appalti rimanda subito alla questione stadio. Di sicuro, palla al comune mentre gli interlocutori ascolteranno per avere idee più precise sulla fattibilità dell’operazione rinascita. Si parte puntando al massimo per poi capire cosa si riuscirà davvero a mettere insieme.

Palazzo Loggia © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Loggia © www.giornaledibrescia.it

E Lumezzane e Ospitaletto? Pur portando avanti le loro realtà, potrebbero essere in qualche modo, a vario titolo e in modi diversi, dar corso a forme di collaborazioni. È chiaro che economicamente l’Ospitaletto – aperto ad ascoltare tutto e tutti – non può competere con la forza economica degli uomini di riferimento di FeralpiSalò e Lumezzane col progetto valgobbino che è peraltro un manifesto della capacità di fare rete visto che Lodovico Camozzi è sì l’anima rossoblù, ma è anche vero che il club ha un consiglio direttivo dei soci dal quale devono passare le proposte e i piani di spesa e sportivo portate dal presidente operativo Andrea Caracciolo.

C’è tanto da dover approfondire e su cui lavorare anche nell’ottica di tornare a presidiare tutto il territorio tra città, Franciacorta, Valtrompia e Garda sul fronte dei giovani cercando di evitare la dispersione e lavorando (anche) per il Brescia. Sembra un bel film: ora non resta che capire se si può sceneggiare. È il sogno di una cordata di mezza estate. A voi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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