Calcio

L’Iran non va ai Mondiali: quando il calcio è prosecuzione della guerra

Gianluca Barca
L’ha annunciato il ministro dello Sport Donyamali: «Viste le azioni malvagie degli Usa, non possiamo fare altro». E c’è chi ipotizza che a beneficiarne possa essere proprio l’Italia
La Nazionale di calcio iraniana - Foto Epa/Abedin Taherkenareh © www.giornaledibrescia.it
La Nazionale di calcio iraniana - Foto Epa/Abedin Taherkenareh © www.giornaledibrescia.it
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L’Iran, come previsto, non andrà ai Mondiali di calcio in America. «Poiché questo regime corrotto che governa gli Stati Uniti ha assassinato il nostro leader, noi non possiamo a nessun titolo prendere parte alla prossima Coppa del Mondo», ha detto il ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali.

Chi ancora si illudeva di poter rappresentare le grandi competizioni sportive come quell’Eden in cui tutti si rispettano e convivono fraternamente, le belve accanto alle loro prede, deve rassegnarsi al fatto che a illustrare questa epoca probabilmente sono più gli incubi di Yeronymus Bosch che i dipinti di Michelangelo e Raffaello esposti in Vaticano.

Il presidente della Fifa

Gianni Infantino con il berretto «Usa» - Foto Ansa/Alessandro Di Meo © www.giornaledibrescia.it
Gianni Infantino con il berretto «Usa» - Foto Ansa/Alessandro Di Meo © www.giornaledibrescia.it

«Viste le azioni malvagie che gli Stati Uniti hanno perpetrato contro l’Iran negli ultimi nove mesi, attaccandoci due volte e uccidendo e martirizzando migliaia di persone – ha spiegato Donyamali - noi non possiamo far altro che escludere la nostra presenza al torneo». Inutili le giravolte del presidente delle Fifa, Gianni Infantino, quello che tre mesi fa, in occasione del sorteggio dei gironi della Coppa del Mondo, aveva insignito Trump di un premio per la pace. Nei giorni scorsi Infantino aveva fatto dire a Trump che la Nazionale iraniana sarebbe stata benvenuta in America, la settimana prima lo stesso presidente degli Usa aveva detto che della partecipazione dell’Iran al Mondiale non gli importava proprio niente.

Il precedente

È la prima volta che una squadra rinuncia a una grande competizione sportiva perché in guerra con il paese organizzatore. Nel 1982, i paesi britannici (Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord) minacciarono di non prendere parte alla Coppa del Mondo, quella vinta dall’Italia in Spagna, per la presenza dell’Argentina con cui dal 2 aprile dello stesso anno erano in guerra per il possesso delle Falklands. Nel Tottenham, all’epoca, giocavano due nazionali albiceleste, Osvaldo Ardiles e Ricardo Villa.

Il primo, che all’inizio di maggio aveva perso in combattimento il cugino, Josè Ardiles, pilota di aereo, abbattuto da un Sea Harrier della Royal Air Force, chiese di essere ceduto in prestito in Francia, al Psg. Villa rimase in Inghilterra, ma ritenne inopportuno giocare la finale di Fa Cup contro i Queens Park Rangers. Alla fine Margaret Thatcher convinse i dirigenti del calcio che il ritiro dalla Coppa del Mondo sarebbe stato un punto a favore della propaganda argentina e il torneo si svolse senza defezioni.

Per la cronaca, va detto che la Germania non poté prendere parte alle qualificazioni dei Mondiali del 1950, perché all’epoca non era stata ancora riammessa alla Fifa, dopo la Seconda guerra mondiale, idem il Giappone. E la Russia è fuori dai giochi sportivi (ma non dalle Paralimpiadi in corso in questi giorni in Italia...) dal momento dell’invasione dell’Ucraina, quattro anni fa. Lo sport è una continuazione della guerra con altri mezzi, direbbe von Clausewitz.

L’Italia al posto dell’Iran?

Alla prima partita della Coppa del Mondo 2026 mancano ancora tre mesi e, nel frattempo, l’Italia dovrà disputare le sue partite di qualificazione (una o due, se vincerà quella con l’Irlanda del Nord tra due settimane a Bergamo) e c’è già che ipotizza che, comunque vadano le cose, potrebbero essere gli azzurri a rimpiazzare l’Iran, già inserito nel girone J, con Nuova Zelanda, Belgio e Egitto. Sarebbe il colmo dover approfittare della guerra per tornare a disputare un Mondiale 12 anni dopo l’ultima partecipazione.

Nel 1992 peraltro quando la Jugoslavia in pezzi rinunciò agli Europei organizzati in Svezia, toccò ai danesi rientrare in fretta e furia dalle vacanze per completare il numero delle squadre partecipanti al torneo. E proprio la Danimarca si aggiudicò il titolo, battendo in finale la Germania 2-0. Da queste parti c’è già chi strizza l’occhio a questa opportunità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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