C’è un Milan che ancora vince. E lo fa con un attacco tutto bresciano. Leonardo Rossini e Akram Jadid sono le frecce all’arco rossonero andato a bersaglio nel campionato nazionale Under 15. I due classe 2011 - unitamente al castrezzatese Andrea Ferrari, terzino e interno subentrato nel finale dell’ultimo atto vinto 2-0 a Rimini contro l’Empoli - sono stati i trascinatori dei Giovanssimi del Diavolo saliti sul tetto d’Italia. Ed entrambi sono figli d’arte. Anche se non entrambi i padri facevano gli attaccanti.
Differenze
Adriano Rossini, classe ’85, da centrale è cresciuto nella Primavera del Brescia che sfiorò lo scudetto nel 2004 (segnò il momentaneo 1-1 nella semifinale poi persa con il Lecce), giocò in C2 con Castelnuovo, Carpenedolo e Celano, poi scese nei dilettanti con Castegnato, Rezzato, Ghedi, Bassa e Rodengo. Il figlio Leonardo invece fa il centravanti vecchio stampo ed è già più grande di lui: 185 centimetri e oltre 70 chili di muscoli. E un ottimo fiuto per il gol: quest’anno, nonostante un infortunio di due mesi, 22 reti tra campionato e tornei.

Quelli al torneo di Pescara - col titolo di capocannoniere - in particolare gli sono valsi la chiamata nell’Italia Under 15 di Enrico Battisti, di cui è già un punto fisso. È di Castel Mella, ha iniziato nel Brescia e due anni orsono è stato cercato da varie squadre: su tutte l’Atalanta e il Milan, la squadra per cui tutti tifano in famiglia.
Pallone affare di famiglia
Come a Calcinato, a casa di Akram Jadid, dove si mastica il pallone da sempre. Il papà Rachid (Sporting Calcinato, Villanuova e Marmirolo tra le altre) è stato un attaccante col fiuto del gol fino in serie D, lo zio Abderrazak è arrivato fino alla A con Brescia e Parma. Ma Akram pare già lanciato ad una carriera scintillante. A 7 anni giocava alla Voluntas Montichiari, società affiliata all’Inter, ma snobbò i nerazzurri quando arrivò la chiamata del Milan.

Il conto dei gol nell’attività di base è da capogiro: oltre 500 reti. Ma già nella stagione scorsa, nei Giovanissimi, ne ha segnati ben 32 in altrettante partite. E non è neppure un 9, bensì un 10 moderno: velocità, tecnica, classe e fiuto per la porta, guardare per credere il gol del 2-0 in finale scudetto. Al Milan ci credono, tanto che l’hanno aggregato ai ragazzi più grandi dell’U16. È stato a lungo fuori per infortunio quest’anno, ma al momento giusto ha tirato fuori il guizzo tricolore. Mezza Europa lo cerca, è già stato convocato nelle Under del Marocco, il Paese natale del padre. Ma non è detto che un giorno non possa essere la stella luminosa del riscatto azzurro.




