Brescia nel limbo dell’incertezza: tre settimane per la verità

Da un conto alla rovescia a un altro. Senza passare dal via. La salvezza è stata archiviata in fretta. Nei faldoni con l’etichetta «mai più». Quei «mai più» che però per troppe volte negli ultimi anni si sono trasformati in «di nuovo». Ma non può più succedere. Perché non ci sono più margini per poter pensare e sperare che questo Brescia possa da solo rinnovarsi fino ad arrivare a cambiare completamente pelle. Non in queste condizioni. Che sono quelle di un ambiente completamente avvelenato e con un presidente pronto a tirare i remi in barca. E se invece sulla barca dovesse continuare a rimanerci lui per assenza di acquirenti, si tratterebbe di prepararsi a un ulteriore passo indietro, a un vivacchiare alla giornata. Come è stato nelle ultime tre stagioni nonostante presupposti ambiziosi in partenza. Figurarsi allora cosa accadrebbe procedendo a un ulteriore taglio dei costi e senza la minima volontà di investire alcunché.
Il settore giovanile
Il quadro è già piuttosto deprimente e al di là dei discorsi relativi alla prima squadra, un esempio della «grande incompiuta» di Massimo Cellino è un settore giovanile dal quale si prevede ci sarà un fuggi fuggi generale: le promesse di un nuovo percorso sono state disattese e il modello organizzativo, non certo per colpa di chi se ne occupa che fa con ciò che ha, è tutto fuorché un modello. Ma d’altronde, senza immettere un euro, è dura. Tornando con l’occhio sulla prima squadra, proseguendo di questo passo e sulla strada di una spending review, il Brescia si appresterebbe a diventare, come da definizione che abbiamo già utilizzato in più occasioni una specie di «Cittadella di lusso» con però pressioni da Brescia. E sul lungo però, anche il Cittadella, ha finito per pagare pegno.
I presupposti

Dunque cosa può succedere? Nessuno lo sa. E non lo sa nemmeno Massimo Cellino che ha «approfittato del Cda» post salvezza per effettuare un altro appello a potenziali investitori e che intanto, non ha reiterato l’intenzione di procedere alla consegna delle chiavi del club alla sindaca Laura Castelletti qualora non si verificasse la possibilità di passare la mano. Certo, Cellino non toccando l’argomento non ha nemmeno escluso questa possibilità che tuttavia continua ad apparire come una opzione che per il presidente del Brescia – essendo il club «in bonis» – sarebbe fuori da ogni logica e anche... illogica. Dunque, se esiste una realtà diversa da un futuro questa volta già di partenza al ribasso o da uno «stato d’abbandono», se esiste una terza via rappresentata da un’iniezione di linfa nuova e vitale, la risposta al dubbio non può che arrivare dall’investitore (che si tratti di persona «fisica» o di un fondo: l’unico punto sul quale sono stati trovati più riscontri è che le radici sono italiane, ma non bresciane) che da mesi si muove sullo sfondo e che con Cellino ha già avuto scambi di incartamento senza però che finora si sia mai verificato un affondo.
Le aspettative
Quello che però sui tavoli della «Brescia che conta», come l’abbiamo definita, viene considerato imminente: il tempo di una messa a punto e di un perfezionamento delle condizioni dopo che è arrivato il verdetto del campo. Un verdetto rimasto in bilico fino all’ultimo e che dunque avrebbe rallentato un’operazione da (almeno) 15.000.000 di euro comprensivi dei debiti in pancia al Brescia e che prevederebbe l’affitto del centro sportivo di Torbole Casaglia (in pancia alla Eleonora Immobiliare della famiglia Cellino). Il presidente ha già a suo tempo dato il via libera, ma ora aspetta il segnale concreto: «Voglio andare via, ma aspetto i soldi» è il messaggio che ha fatto uscire dagli uffici di via Solferino mercoledì lo stesso Cellino. Un messaggio affidato al consigliere della sua società Stefano Midolo incaricato di tenere i rapporti con la «controparte».
Tempistiche
Ma quando potrebbe verificarsi questo affondo? C’è chi se lo aspetta da un momento all’altro, entro i primi giorni della prossima settimana. La buona notizia, è che se qualcuno che vuole far sul serio col Brescia, deve per forza di cose fare presto dato che tra circa tre settimane bisognerà provvedere all’uno-due pagamento stipendi-iscrizione e servono 4 milioni di euro. Questo solo per gli impegni non differibili, ma esistono anche altri conti da saldare per chiudere la stagione. Il cronoprogramma sarebbe quello di un ingresso dell’investitore come socio, anche con una quota minima di azioni, in modo da procedere con un finanziamento soci in base al quale potrebbe essere immessa la somma che serve per poi fissare più in là, entro la fine della stagione sportiva (il 30 giugno) il closing con l’acquisizione di tutte le quote. Nel frattempo, il Brescia – con la squadra già in vacanza – è in un limbo che toglie il sonno, ruba i pensieri e accentua un clima fatto di negatività.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
