Da un conto alla rovescia a un altro. Senza passare dal via. La salvezza è stata archiviata in fretta. Nei faldoni con l’etichetta «mai più». Quei «mai più» che però per troppe volte negli ultimi anni si sono trasformati in «di nuovo». Ma non può più succedere. Perché non ci sono più margini per poter pensare e sperare che questo Brescia possa da solo rinnovarsi fino ad arrivare a cambiare completamente pelle. Non in queste condizioni. Che sono quelle di un ambiente completamente avvelenato e con un presidente pronto a tirare i remi in barca. E se invece sulla barca dovesse continuare a rimanerci lui per assenza di acquirenti, si tratterebbe di prepararsi a un ulteriore passo indietro, a un vivacchiare alla giornata. Come è stato nelle ultime tre stagioni nonostante presupposti ambiziosi in partenza. Figurarsi allora cosa accadrebbe procedendo a un ulteriore taglio dei costi e senza la minima volontà di investire alcunché.
Il settore giovanile
Il quadro è già piuttosto deprimente e al di là dei discorsi relativi alla prima squadra, un esempio della «grande incompiuta» di Massimo Cellino è un settore giovanile dal quale si prevede ci sarà un fuggi fuggi generale: le promesse di un nuovo percorso sono state disattese e il modello organizzativo, non certo per colpa di chi se ne occupa che fa con ciò che ha, è tutto fuorché un modello. Ma d’altronde, senza immettere un euro, è dura. Tornando con l’occhio sulla prima squadra, proseguendo di questo passo e sulla strada di una spending review, il Brescia si appresterebbe a diventare, come da definizione che abbiamo già utilizzato in più occasioni una specie di «Cittadella di lusso» con però pressioni da Brescia. E sul lungo però, anche il Cittadella, ha finito per pagare pegno.




