L’Italia resta ancora senza Mondiale: fatali i rigori in Bosnia

Non c’è due senza tre. L’Italia che non era andata in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022, vedrà anche i Mondiali di Usa, Canada e Messico in tv. E non basta il fatto che sarà il primo a 48 squadre, tantissime. Resta che noi non ci saremo. Punto. Il 2014 sembra preistoria, il 2006 un ricordo che riaffiorerà a luglio per ricordarci che un Mondiale nel nuovo millennio lo abbiamo pure vinto.
Fatali i rigori in Bosnia, fatali gli errori di Pio Esposito prima e Cristante poi, mentre i nostri avversari sono implacabili dagli undici metri. Fatale soprattutto dopo 41 minuti l’espulsione di Bastoni che cambia la storia del match e dell’Italia di Gattuso. E sì, anche in dieci qualche occasione la squadra la crea, ma poi si spaventa troppo di fronte a un avversario non irresistibile.
Cuore e orgoglio ci sono, ma non bastano e ora partiranno i processi, così come la solita frase «adesso è il momento di cambiare e rifondare tutto». Eppure la sentiamo dal 2014. Il presidente federale Gravina ha dato appuntamento al Consiglio della prossima settimana per valutare la sua posizione, mentre per quanto riguarda la parte tecnica ha chiesto al duo Gattuso-Buffon di rimanere.
Scelte
Come previsto Gattuso non cambia formazione rispetto al successo sull’Irlanda del Nord. Nello stadio anni Settanta di Zenica partono gli stessi undici visti nell’avveniristica New Balance Arena. Ma qualche differenza c’è: l’Italia ad esempio è meno timorosa e più centrata rispetto a giovedì scorso ed il 3-5-2 è un quattro e mezzo in difesa, perché Politano fa quasi più il terzino del «quinto» di centrocampo (infatti dura 45 minuti visto lo sforzo richiesto). Dall’altra parte il piano partita della Bosnia è chiaro e sempre lo stesso per oltre 120 minuti: palla larga su Bajraktarevic a destra o Memic a sinistra e cross a cercare la testa di Demirovic, Dzeko o del compagno che si propone (e così infatti arriva la rete del pari).
Gli episodi chiave nascono da rinvii dei portieri: Vasilj al quarto d’ora mette sciaguratamente palla sui piedi di Barella (primo tempo da applausi): assist a Kean e tiro di prima intenzione all’incrocio. Perfetto. L’Italia gestisce, soffre il giusto, ma al 41’ resta in dieci: il rilancio di Donnarumma mette in moto Memic, falciato da Bastoni al limite: rosso diretto, azzurri in dieci e Gatti che subentra ad un Retegui ancora poco incisivo. E qui cambia tutto, soprattutto la storia azzurra.
Senza respiro
Gattuso vara il 3-5-1 inserendo a inizio ripresa Palestra (bravo davvero) per Politano con Kean da solo a fare a sportellate con tutti, mentre nella Bosnia entra il talento Alajbegovic. Il fatto è che l’Italia con un uomo in meno è bassissima, lo è decisamente troppo pur essendo in dieci, e l’area azzurra diventa un fortino da difendere, perché quello della Bosnia al pronti via dei secondi 45 minuti è un assedio.
All’ora di gioco però è l’Italia ad avere il colpo del ko: altro regalo dei padroni di casa, Kean si fa 60 metri palla al piede e solo davanti a Vasilj calcia alto. Peccato, ma è un segnale che fa abbassare un po’ la cresta ai bosniaci. Arriva il momento di Cristante e soprattutto di Pio Esposito mentre la Bosnia passa al tridente offensivo in un finale da «tutt’avanti» mazzoniano.
E se Donnarumma è decisivo su Tahirovic, proprio il «nostro» Pio e Dimarco sprecano occasioni vere. Che pesano enormemente quando Tabakovic pareggia a dieci minuti dalla fine in tap dopo un colpo di testa di Dzeko che lascia dubbi tra spinta su Mancini e tocco di braccio. Così come nei supplementari il giallo e non il rosso a Muharemovic per il fallo al limite sul lanciato Palestra. Ai rigori Donnarumma non è decisivo come all’Europeo 2021 e così gli anni senza Mondiale andranno, bene che vada, a 16. Un’enormità.
Il dopogara
«I miei ragazzi non si meritavano questa batosta per la dedizione che hanno espresso – afferma il ct dell’Italia Gennaro Gattuso, scosso a fine gara –. Sono orgoglioso di loro, e dispiaciuto. Venire ammazzati così è una cosa difficile da digerire. Non voglio parlare di arbitri. Dico solo che è ingiusto. Sono nel calcio da tanto tempo. Spesso ho gioito, questa è una mazzata. L’Italia è stata in trincea fino alla fine, ma adesso siamo qui a parlare dell’ennesimo Mondiale mancato. Chiedo scusa per la missione fallita. Il mio futuro? Non è il momento di parlarne. L’unica cosa importante era andare ai Mondiali».
«Non ci credo – commenta invece Leonardo Spinazzola –. Abbiamo avuto 3-4 occasioni per vincerla. Dispiace per noi, per gli italiani, per le famiglie e i bambini che, per un’altra volta, non vedranno un Mondiale con l’Italia».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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