Era stato tra i primi a congratularsi: «E a dirmi che se avrò bisogno di qualcosa sarà felice di darmi una mano tranne che nella settimana prima della partita contro di loro (sarà presto: il 22 ottobre, ndr). Era molto felice per me e mi ha parlato molto bene del club». L’affascinante e adrenalinica avventura del tecnico bresciano Roberto De Zerbi alla guida del Brighton è iniziata con una benedizione d’autore: quella di Pep Guardiola. Che pochi minuti dopo l’annuncio dello sbarco in Premier League del collega italiano, ha composto il suo numero di telefono per dargli il benvenuto.
Tra i due c’è una grande sintonia e anche di recente c’è stato uno scambio di idee calcistiche con il cemento della stima che si chiama Brescia. Ma al di là della «benedizione» di Pep, De Zerbi sa che dovrà fare tutto da solo. Che spetta a lui, e alle sue idee anche visionarie, ripagare la fiducia di una società che una volta perso Potter volato al Chelsea, ha puntato senza esitazione su un allenatore - ora manager - di sempre affascinante scuola italiana, ma con una mentalità e un’impostazione internazionale.




