Cellino: «Stanco e amareggiato, resto per lavorare e combattere»

«I tifosi? Dico che qui va cambiata la mentalità, vale per tutti. Ma se i nemici ce li abbiamo in casa...»
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Massimo Cellino con la sindaca Laura Castelletti - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino con la sindaca Laura Castelletti - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

La bellezza del Museo di Santa Giulia, la magia e il fascino della Basilica di San Salvatore, rappresentano la luce per un Brescia che vuole uscire dal buio in cui si è cacciato. Il tutto in un clima natalizio che non coinvolge però fino in fondo il presidente Massimo Cellino. «Amareggiato e stanco», per usare le sue parole, soprattutto per un rapporto con una parte della tifoseria sempre più ai minimi termini. E se da una parte si preannuncia l’assenza dal Rigamonti per i primi 17 minuti come protesta proprio contro il presidente, dall’altra c’è un Cellino (sorridente e cordiale con il sindaco Laura Castelletti) che non arretra di un solo passo. In uno scontro che fa male a tutti, ma proprio a tutti.

Pensieri

«Se i tifosi pubblicano i comunicati – commenta – non sono più tali per me. Coloro che sostengono il Brescia vogliono invece aiutare la propria squadra. Io? Io sono uno straniero che ha fatto e fa quello che può. Qui invece ci sono delle pretese... Non mi sembra di aver preso questa società mentre faceva la Coppa dei Campioni o navigava nell’oro. Non ho mai detto di essere un bilionario e sono venuto a Brescia per lavorare. Ripeto, ho fatto ciò che potevo. Da qualcuno invece sono arrivati ricatti, violenze, terrore, minacce... Bisogna cambiare la mentalità se qui in oltre 100 anni di storia avete visto spessissimo la serie B. E cambiarla tutti. Nessuno escluso. Ma se i nemici ce li abbiamo in casa...».

E così la mente torna a Brescia-Cosenza del 2023, ma anche agli atti vandalici allo stadio prima del match col Bari. «Quella col Cosenza è stata un’immagine di inciviltà e violenza, che fa fatto scappare anche chi magari voleva questa società. Una macchia talmente profonda che pensavo avesse insegnato qualcosa a qualcuno, invece non è stato così. Non posso difendere da solo una città quando i primi che devono farlo sono quelli che la attaccano, se resto da solo mi dispiace non ci riesco. Quella gente fa del male a se stessa, non a me». Ma l’accusa che arriva è anche quella di un presidente che non si imputa mai nulla... «Tutti i giorni mi imputo qualcosa ci mancherebbe, tra cui pure il fatto di essere venuto qui. Non mi aspettavo sinceramente di trovare poca maturità sportiva, c’è un atteggiamento ostile nei miei confronti che però mi pare ci fosse anche con altri prima di me. Sono amareggiato e stanco. Quanto? Da uno a dieci centodieci. Ma resto qui, lavoro e combatto, perché voglio onorare gli impegni».

Squadra

Ma nelle parole di Cellino c’è spazio anche per Maran, per Bisoli, per il gruppo. «I ragazzi li ho visti più tonici, più con la testa sul pezzo. Speravo di non dover dare la scossa, volevo evitarla, avevo fiducia».

Quel «Maran non ha raccolto la sfida», va però spiegato. «Ha iniziato bene, ma appena c’è stato da misurarsi mi è parso un po’ timoroso. Questo è un gruppo giovane gli vanno trasmesse positività, determinazione, bisogna passargliele. L’anno scorso c’è riuscito e infatti gli ho allungato il contratto, ho investito su un allenatore che non volevo assolutamente cambiare. Ho fatto di tutto per evitare l’esonero, ma bisogna essere in due. Non si può sempre continuare a pregare, perché poi dal cielo ti dicono "beh, fai qualcosa"». E adesso tocca a «Bisoli senior»: «Lo conosco da una vita, anche quando non era nostro allenatore lo sentivo. È uno determinato, un ottimista, un gran lavoratore che conosce molto bene la categoria. Nel calcio si dice che ci vuole l’allenatore giusto al momento giusto. Speriamo...». E poi i giocatori: «Se ripenso alla partita di Catanzaro salvo solo Galazzi: ho visto una squadra confusa e impaurita, segno che il problema non sono solo le punte».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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