Brescia ultima chance: focus sui 5 scontri diretti

Cambiare tutto col rischio che non cambiasse niente e che anzi si potesse ottenere un effetto addirittura peggiorativo. Così, la tempesta di rabbia che si era scatenata a caldo, si è asciugata con la decisione di mantenere lo status quo. Una decisione di buon senso perché sarebbe stata un’indiretta ammissione di disperazione e sarebbe intollerabile con ancora 8 partite da giocare.
Purché però, va da sé, si trovi il modo, un modo qualunque, di cambiare comunque tutto per invertire una rotta che, così continuando, condurrebbe allo schianto contro l’iceberg che si scorge già all’orizzonte senza nemmeno bisogno di un cannocchiale. Il Brescia, come già si era iniziato a capire nella serata di sabato, ha deciso di andare avanti con Maran. E al di là della spiegazione fornita da Massimo Cellino circa la scelta, le motivazioni sono più d’una e si allargano oltre al raggio (è stata ravvisata mancanza di alternative credibili e possibilmente a poco prezzo, c’è stato il timore di sconvolgere ulteriormente i pochi e fragili equilibri esistenti) del «qui ci siamo arrivati insieme e insieme adesso spaliamo» che comunque non è un grande attestato di stima per l’allenatore. È piuttosto un inchiodarlo alle responsabilità che gli vengono attribuite sul fronte di alcune scelte tattiche e cicliche accuse di mancanza di coraggio.
Ok: purché anche Massimo Cellino si ritenga a sua volta inchiodato anche alle proprie di responsabilità. Che spaziano dalla mira troppo alta di inizio stagione, per arrivare al gennaio inoperoso nonostante la situazione puzzasse già parecchio di bruciato ed era chiaro che servisse fare mercato. Questo, soltanto per quel che riguarda gli errori più marchiani. Poi ci sono le sfumature, poi c’è la quotidianità. Nella quale è stato gravemente trascurata la cura del rapporto squadra-società fino a che le due «entità», senza dialogo non si sono ritrovate lontane, quasi su fronti opposti. Abbiamo già avuto modo di sottolineare come Renzo Castagnini - che ha «votato» per il proseguire con Maran - la scorsa stagione così decisivo dal suo arrivo alla rincorsa play off, quest’anno non sia fin qui riuscito a interpretare il ruolo di mediatore mettendosi piuttosto sul piano dell’esecutore, e niente di più, delle volontà e del pensiero di Massimo Cellino al quale non ha più fatto da contro altare. È venuto meno il necessario gioco, in qualunque ambiente lavorativo, del «poliziotto buono-poliziotto cattivo».
E se per tamponare questa situazione il ruolo del poliziotto buono alla fine lo deve sempre ricoprire l’allenatore, non va bene. Una presa di coscienza di questa mancanza ci deve essere stata perché i retroscena raccontano dell’inaugurazione, nei giorni scorsi, di una nuova fase fatta di colloqui, incontri e ascolto. Ecco: a nessuno si chiede di farsi stare simpatico qualcuno, ma a tutti si chiede di mettere da parte recriminazioni, risentimento e fastidi vari.
Ora serve un’alleanza «di scopo» (la salvezza) tra club e giocatori. È tardi, ma non è troppo tardi. Giù la testa. Inquadrando non solo i segnali negativi (non riuscire mai a monetizzare nelle occasioni in cui lo si meriterebbe), ma anche quelli positivi. Tipo: la squadra è limitata, ma viva. Terreno fertile sul quale impiantare una necessaria cattiveria perché adesso non conta giocare bene o male, ma servono i punti. Inoltre: anche se la retrocessione diretta (margine di un punto senza nessuna squadra cuscinetto) è più vicina della salvezza diretta (a 2 punti con due squadre di mezzo), nelle ultime 8 giornate ci sono da affrontare 5 scontri diretti: Mantova, Reggiana, Cosenza, Cittadella, Modena. Prima ci sono da scollinare la sosta (da dentro ci sarà la capacità di sdrammatizzare un poco?) e la tappa di Spezia mettendo in conto che al mini torneo con le altre pericolanti si potrebbe arrivare con una classifica da serie C sparata. Forza e coraggio: non è ammissibile nulla di diverso da questi due ingredienti.
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