Cambiare tutto col rischio che non cambiasse niente e che anzi si potesse ottenere un effetto addirittura peggiorativo. Così, la tempesta di rabbia che si era scatenata a caldo, si è asciugata con la decisione di mantenere lo status quo. Una decisione di buon senso perché sarebbe stata un’indiretta ammissione di disperazione e sarebbe intollerabile con ancora 8 partite da giocare.
Purché però, va da sé, si trovi il modo, un modo qualunque, di cambiare comunque tutto per invertire una rotta che, così continuando, condurrebbe allo schianto contro l’iceberg che si scorge già all’orizzonte senza nemmeno bisogno di un cannocchiale. Il Brescia, come già si era iniziato a capire nella serata di sabato, ha deciso di andare avanti con Maran. E al di là della spiegazione fornita da Massimo Cellino circa la scelta, le motivazioni sono più d’una e si allargano oltre al raggio (è stata ravvisata mancanza di alternative credibili e possibilmente a poco prezzo, c’è stato il timore di sconvolgere ulteriormente i pochi e fragili equilibri esistenti) del «qui ci siamo arrivati insieme e insieme adesso spaliamo» che comunque non è un grande attestato di stima per l’allenatore. È piuttosto un inchiodarlo alle responsabilità che gli vengono attribuite sul fronte di alcune scelte tattiche e cicliche accuse di mancanza di coraggio.




