Brescia, la trattativa può ripartire: uno spiraglio e una speranza

Dall’ottimismo all’angoscia, dalla sensazione di aver imboccato la strada per la discesa a una nuova ripida salita. Dalla chiusura, a una riapertura. Dal buio a uno spiraglio dal quale si torna a intravedere una luce.
È ancora poco per pensare che la compravendita del Brescia avrà il suo lieto fine e il club un futuro che Massimo Cellino non può - o non vuole - più garantire. Ma è qualcosa. Qualcosa da tenersi stretto e da far diventare «un tutto» nel giro delle prossime 48 ore.
Il tempo delle chiacchiere è finito: adesso bisogna scrivere, è il momento del nero su bianco. O niente.
Le parti, intente nel lavoro di costruzione di un accordo molto difficile data la situazione di estrema incertezza nella quale si trova il Brescia, con l’aggravante di tempi strettissimi causa scadenze, si erano fermate, bruscamente nella notte di giovedì quando è emerso un nodo che ha costretto gli investitori del cosiddetto gruppo Marroccu ad alzarsi dal tavolo delle trattative.
Il Brescia aveva infatti sventolato, con loro, un accordo già raggiunto con l’Agenzia delle Entrate relativamente a un importo scontato e da rateizzare sull’ammontare del debito con l’Erario sulle pendenze di febbraio e aprile più le relative sanzioni.
Ma quando chi vuole comprare e chi vuole vendere hanno iniziato a far circolare i documenti più significativi per andare verso una formalizzazione, l’attestazione relativa al «quanto e come» del debito col Fisco, non è stata prodotta. Semplicemente perché quell’accordo è ufficioso, ma non ufficiale.
Per il Brescia, sostanzialmente, anche se sembra incredibile, poteva bastare anche così: «Perché è solo una questione tecnica anche perché non ci sono motivi per cui questo accordo non vada in porto» ha liquidato il consigliere del club con potere di firma Stefano Midolo. Ma chi è dall’altra parte, e che fa riferimento a un gruppo straniero, non ha potuto accettare la «parola».
Il punto
Oltre al fatto che è un conto dover sbloccare subito poco meno di 6.700.000 euro (tra ultima tranche di stipendi e oneri più i quasi 4 milioni di arretrati che sarebbero da saldare in assenza di un accordo scritto con l’Erario) o arrivare al massimo a 4 milioni.
Oltre al fatto che sborsarne subito quasi 4 o quasi 7 farebbe poi molto probabilmente la differenza dentro lo schema di un accordo globale (riservatissimo) che andrebbe riscritto. Il tema è che il tempo stringe, che il 6 giugno, data per saldare tutte le pendenze come conditio sine qua non per poi formalizzare l’iscrizione al 24 giugno, è qui e incombe.
Come orizzonte per arrivare al dunque è quindi stato fissato a domani, primo giorno lavorativo utile della settimana.
Un giorno, nel quale ora si conta - non è chiaro su quali presupposti - di poter ricevere il tanto decisivo «pezzo di carta» da parte dell’Agenzia delle Entrate. Se così fosse, una trattativa che nelle ore peggiori è stata tenuta in piedi da pontieri e mediatori d’ogni sorta, potrebbe decollare: a quel punto però, a velocità supersonica, bisognerebbe arrivare alla chiusura. E allora sì, ci si metterebbe ad aspettare soltanto di vedere ciò che Massimo Cellino, per bocca sua e delle persone a lui vicine, vuol vedere dal minuto uno: i soldi. Necessari alla sopravvivenza di un Brescia le cui casse sono vuote.
Pendenze
Tra l’altro, al di là delle spese non differibili per arrivare all’iscrizione e proseguire la propria attività tra i professionisti, ci sono poi altri conti da saldare: compresi i compensi per i collaboratori di un settore giovanile che va avanti solo per l’encomiabile buona volontà e dedizione di chi ci lavora e che va avanti per la propria strada per portare a compimento il percorso annuale di bambini e ragazzini i cui genitori sono perlopiù in subbuglio e preparano il fuggi fuggi.
In sede
Il tutto, mentre i pochi - il dg Andrea Matropasqua in testa - che sono ancora al lavoro in sede, sono privi di qualsiasi informazione sullo stato dell’arte e sul futuro qualora la trattiva in corso tra mille ostacoli non andasse a buon fine. Come detto, soldi sui conti non ce ne sono.
Se Massimo Cellino li ha pronti «da qualche parte» non è dato sapere: a oggi l’opzione più probabile sarebbe quella di un disimpegno con messa in liquidazione della società.
Sarebbe clamoroso, sembra persino fantascienza: ma non c’è nulla che non possa accadere se di mezzo c’è l’imprenditore sardo. Intanto, l’aria attorno al Brescia è sempre più pesante e la Nord ha promesso una vita non facile a Cellino qualora non dovesse cedere e per domani sera alle 20.30 è in programma un sit in davanti alla sede. Con la speranza, ne frattempo, di aver appreso buone nuove.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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