Brescia, la maglia numero 9 di Spillo Altobelli diventa profetica

A sbloccare l’incontro con la Reggiana è Flavio Bianchi, con lo stesso numero dell’ex attaccante durante la stagione ’89/’90
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

La Curva Nord Brescia - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
La Curva Nord Brescia - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

È un fiorire di maglie del Brescia al Rigamonti, di tutti i gusti e di tutte le stagioni. Una però spicca in tribuna: ha lo sponsor Unicef, il 9 sulla schiena, la indossa Spillo Altobelli. Non è una casacca qualunque, è proprio la sua, stagione ’89/’90. «Con questa ho fatto la doppietta al Padova», dice sorridendo. Sarà un caso, ma la partita poi la sblocca uno col 9 sulle spalle, quasi a fondere la speranza di chi sta in tribuna con la voglia di chi scende in campo.

Al Rigamonti

Sentire durante il riscaldamento «The final countdown» degli Europe è un chiaro messaggio: che se non è un conto alla rovescia finale quello con la Reggiana non sappiamo immaginarcene uno diverso. Vedere lo stadio pieno è bello, tanto, peccato che sia quasi un’eccezione. Se davvero accadrà qualcosa, se cambierà l’aria, quelli del «non vengo fino a quando resta Cellino», che magari erano gli stessi del «non vengo fino a quando resta Corioni», sono attesi alla biglietteria.

Festa

Ripercorrendo tappa per tappa modello Giro d’Italia il campionato del Brescia non si può pensare che anche l’ultima frazione sia esente da sofferenza. Le rondinelle ci provano a complicarsi la vita, a mettere dentro la partita una Reggiana che di voglia (e per fortuna) ne ha davvero poca poca. Eppure si va al riposo col pareggio sul gozzo e la classifica che dice play out.

Ci pensa Verreth, e poco importa che il tiro sia deviato da Calvani, da Sersanti o da chiunque. La cosa fondamentale è che il pallone vada da una parte e Motta dall’altra. Lui si butta sul prato come se fosse la piscina più bella del Belgio, i suoi compagni impazziscono, quelli in panchina volano in campo. La festa dal campo si sposta sugli spalti, qualche temerario lasciando Mompiano suona il clacson come se fosse arrivata una promozione. Non è così, ma gli occhi sono lucidi: piangono i giocatori e non solo loro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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