Calcio

Brescia, le ore più difficili di Cellino: tutti i guai tra campo e tribunale

Le motivazioni della Cassazione: può essere legittimo il sequestro dei 59 milioni. Ora il Riesame. Caso Marroccu, panchina: scelto Clotet
Massimo Cellino - © www.giornaledibrescia.it
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Ora Massimo Cellino ha davvero 59 milioni di pensieri. Uno ogni euro che la Cassazione ritiene legittimo possa essergli sequestrato in quella che rischia di essere un’estate rovente per il club. La Corte suprema ha dato ragione su tutta la linea alla Procura di Brescia che contesta una serie di reati fiscali al presidente della squadra di calcio della città. E che ora punta a portare a termine il maxi sequestro nei confronti di Cellino.

Accogliendo tutti i ricorsi del pm e rigettando allo stesso tempo quelli presentati dagli avvocati dell’imprenditore sardo, la Cassazione ha fissato i paletti di quello che dovrà essere il nuovo pronunciamento del tribunale del Riesame. L’udienza potrebbe essere celebrata già entro luglio dopo che nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza pronunciata lo scorso 25 febbraio. 

Le motivazioni

I giudici romani hanno nell’ordine: riconosciuto il reato di esterovestizione contestato a Cellino, dichiarato utilizzabili le intercettazioni telefoniche e ambientali nei confronti del presidente del Brescia e soprattutto stabilito il quantum del sequestro di beni che ora il Riesame potrebbe firmare. Ovvero i 59 milioni di euro (59.118.807,60 per l’esattezza) transitati sul trust «The MC family trust number 1», fondo creato dal patron del club cittadino nelle isole Jersey nel Canale della Manica, e non i 664.535,58 sequestrati invece su disposizione del gip del tribunale di Brescia Cristian Colombo un anno fa. 

«A parere del Collegio, il contenuto della pronuncia è stato completamente travisato dal Tribunale» scrive la Cassazione che spiega: «Il profitto del reato deve essere individuato non già nell’importo delle imposte non pagate, essendo quest’ultimo, semmai, il profitto delle ben diverse condotte di evasione, eventualmente commesse in precedenza ed integranti illecito penale in presenza dei requisiti di legge, bensì nel valore del bene o dei beni idonei a fungere da garanzia nei confronti dell’amministrazione finanziaria che agisca per il recupero delle somme evase ed oggetto delle condotte artificiose considerate dalla norma».

Nel mirino della magistratura rischia così di finire la galassia di società riconducibili a Cellino: Brescia Calcio s.p.a., Brescia Holding s.p.a., Eleonora Immobiliare s.p.a., Eleonora Sport Ltd, Trust MC Family number 1, Trust Sporting 2006, Iland Holding s.a.

Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si legge: «Il complesso schema di società controllate, tra loro utilizzate come schermi giuridici da Cellino per sottrarsi al Fisco, costituisce il prodotto di un disegno «realizzato a tavolino» (espressamente definito tale), articolato e protratto nel corso di anni nell’ambito di una stabile determinazione criminosa finalizzata all’evasione fiscale e all’impiego dell’illecito risparmio di spesa conseguito». 

Dal campo

Definire il clima all’insegna dell’incertezza, allo stato attuale appare perlomeno riduttivo. E il fatto che il rompete le righe che sarebbe dovuto andare in scena ieri a Torbole sia stato posticipato a domani, è un segnale indicativo. La sola situazione acclarata è la volontà di addio comunicata da Francesco Marroccu, direttore sportivo del Verona in pectore, ma a ora ancora diesse in carica del Brescia. Ma a ieri, la situazione era la stessa dell’altroieri: Cellino non ne vuole sapere e intende convincere il dirigente a restare per firmare insieme una ripartenza.

Francesco Marroccu - © www.giornaledibrescia.it
Francesco Marroccu - © www.giornaledibrescia.it

Ieri ci si aspettava che Cellino, dopo la brutta reazione manifestata di fronte alla comunicazione ricevuta a tu per tu, avrebbe comunque alla fine liberato dal vincolo fino al 30 giugno Marroccu. Magari con rabbia e sentimenti negativi, ma che comunque lo avrebbe fatto prendendo semplicemente atto. E invece Cellino non accetta l’idea di una nuova separazione e ieri è andato in scena un nuovo confronto che è servito a rivisitare i 7 mesi insieme e che è servito a Marroccu per argomentare la sua scelta di addio. Ci sono stati passaggi durante il percorso comune di questa annata che non sono stati condivisi. Inoltre il dirigente che aveva scommesso tutto sulla promozione in serie A vive il mancato obiettivo come un qualcosa di bruciante e dentro il quale riconosce anche responsabilità proprie. Non ravvisa più le condizioni per rimanere.

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Dall’altra parte invece Cellino, che ha concordato su alcuni errori commessi da entrambi, è convinto che si possa fare . Il presidente avrebbe così chiesto a Marroccu di riflettere ancora. Ma non paiono esserci in realtà margini per un ripensamento. Intanto il Verona aspetta, ma è chiaro che non aspetterà a lungo e il dentro o fuori deve essere a strettissimo giro. Se con Cellino la questione non si sbloccasse, il rischio per il dirigente è anche quello di perdere l’Hellas. Ma se anche così andasse a finire il dirigente non è propenso a restare: casomai onorerebbe il suo impegno fino al 30 giugno e basta. 

I passi

Ma a prescindere da Marroccu (il cui posto in caso, subito o più in là verrà preso da un diesse per l’ordinaria amministrazione «alla Perinetti» o magari anche lo stesso Perinetti...), qualcosa già si muove. Intanto come già si era capito Eugenio Corini non resterà ed è vicino a un ritorno Pep Clotet. Che se ne andò in rottura col presidente dopo il «no grazie» all’offerta di rinnovo due stagioni fa. Ma in occasione della gara d’andata con la Spal tra i due ci fu disgelo. Coltivato, fino a ritrovare in toto il rapporto, dopo l’esonero del catalano: i due più volte si sono visti a cena tra Desenzano e Londra. E anche pochi giorni fa c’è stato un pranzo. Eloquente. E potrebbe tornare anche Gastaldello che tra l’altro è in lizza pure per la Primavera. In tutto questo non va dimenticato che comunque Corini ha un contratto: un esonero farebbe salire nuovamente a due gli stipendi in carico per allenatori. A libro paga c’è anche Inzaghi. Corini e Cellino si vedranno per capire se si può uscirne da amici . 

 

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