Brescia, la vecchia guardia per guidare il «nuovo inizio»

Si fa presto a dire gruppo. Quel che conta è riuscire a dimostrare di esserlo. Tempi facili fanno uomini deboli, tempi duri fanno uomini forti. E di certo, la settimana che ci siamo lasciati alle spalle, ha rappresentato un indubbio test di crescita per i ragazzi con la «V» che sono stati tutti costretti a un corso accelerato per capire come funziona qui.
Per prendere coscienza del fatto che da una navigazione in un mare calmo, senza rendersene conto ci si può ritrovare dentro la tempesta e rovesciati in mare. La squadra, tra l’estate e il gennaio di mercato, ha subito una specie di spoil system: c’è stato un ricambio di facce piuttosto massiccio sicché molti nella realtà Brescia, stanno ancora marciando a vista e scoprendo cose nuove ogni giorno. La più importante di queste cose è la possibilità che da un minuto all’altro si abbatta l’uragano Cellino e occorre essere pronti a reggere la forza d’urto e poi anche a portare il peso delle connesse conseguenze.
C’è stato chi, dentro il gruppo, da domenica sera e mercoledì mattina, senz’altro s’è chiesto «ma che succede? Perché? Ma dove sono?». Ed è stato allora inevitabile che un ruolo determinante toccasse svolgerlo a quella che possiamo a buon diritto definire «la vecchia guardia». Quella formata da Dimitri Bisoli, Andrea Cistana e Stefano Sabelli. A questi tre - lo zoccolo durissimo e con un master in discese ardite e poi risalite. Loro, qui, in quest’epoca celliniana ne hanno viste tante se non proprio tutte.
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L’en plein è per Bisoli e Cistana, che qui ci sono da sempre: erano qui prima dell’inizio di questa presidenza. Ma questa volta dentro il ribaltone e controribaltone con Inzaghi protagonista, come tanti con altri allenatori ne hanno già vissuti, anche per loro c’è stato qualcosa di diverso. Perché adesso, non sono più due tra tanti ma sono rispettivamente il capitano e il vice capitano. E a quasi 28 (Dimitri) e 25 (Andrea) anni è toccato a loro il compito di tenere tranquilli i nuovi, di aiutarli a decifrare determinate dinamiche che spesso sono prassi e tenere tutti il più possibile concentrati sul lavoro del campo pur tra allenamenti saltati all’ultimo e incertezza sull’epilogo di tutta la scottantissima vicenda.
Loro, che già la scorsa stagione furono tra i protagonisti della riscossa dal rischio retrocessione alla conclusione con play off. Loro, che con questa maglia hanno anche conosciuto il sapore della vittoria di un campionato.
Così come Stefano Sabelli che coadiuvando i due, in più ci ha messo l’esperienza diretta di un personale braccio di ferro con Cellino: più di tutte, la sua storia insegna di come con il numero uno del club, tutto è eterno finché dura: vale per le arrabbiature, vale per le riappacificazioni. Tra chi se ne intende, di momenti choc in biancazzurro, anche Jesse Joronen e Florian Ayé e qualcosa sanno anche Mangraviti e persino il 19enne Papetti. Dopo i giorni di bufera, per la vecchia guardia adesso arriva la sfida più difficile e insieme affascinante: essere il cemento del gruppo e del gruppo con mister Inzaghi al quale dai suoi ragazzi è stato fornito un bell’attestato di fiducia: lui non ne aveva bisogno perché se la sentiva sulla pelle oltre che nei risultati.
Ma aver avuto la riprova della solidità del suo rapporto con la squadra proprio nei giorni più bui, con reazioni di rigetto all’idea di un cambio di guida, ha certamente rappresentato linfa aggiuntiva. Facendo scattare anche la molla per un dialogo ancor più aperto sul dove e come poter ulteriormente migliorare per riprendere la caccia a un grande sogno che è stato ripreso per i capelli. Tutti per Pippo: tutti per il Brescia.
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