Brescia, la poltrona è ancora per due però è fuga sulle big

La Reggina torna appaiata ma colpiscono i margini sulle corazzate. Imperativo: godersi solo il momento
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Bianchi in delirio si butta tra i tifosi - © www.giornaledibrescia.it
Bianchi in delirio si butta tra i tifosi - © www.giornaledibrescia.it

Il Brescia si fa di nuovo un po’ più in là: la poltrona del vertice è ancora per due. La Reggina fa sul serio, proprio come Bisoli e compagnia. Che dopo l’ubriacatura di venerdì sera, già che c’erano, cullavano sogni di fuga in vetta. E comunque, se non è fuga in senso stretto lo è comunque in un senso più ampio - ma persino più significativo - del termine.

Spiccano i margini sulle corazzate, sulle attese big di questo campionato: + 4 sul Genona, +5 sul Cagliari, +6 sul Parma. E sono quasi doppiate, con un +8, Benevento e Palermo. Addirittura, doppia cifra di vantaggio sul Venezia. E così il sabato, è diventato una prolunga del venerdì: solo sorrisi.

È stata dunque un’eredità pesantissima quella lasciata dalla vittoria contro il Benevento: voluta, cercata, perseguita in ogni modo anche contro il vento degli episodi e della battaglia fisica che il Brescia dei bravi ragazzi ha saputo accettare e tenere sotto controllo con ammirevole lucidità. Ed è per tutto questo messo insieme che è stata stra meritata e che un pari - che sarebbe stato ugualmente accolto come un risultato di sostanza - avrebbe lasciato un po’ di rammarico. Sul posto è stata lasciata una squadra che ora come ora ha i suoi problemi. Ma che resta uno squadrone: il primo accreditato in quanto tale affrontato dal Brescia.

Esame superatissimo

Prima di altri esami che verranno per una squadra che ha di base un grande segreto: non ci sono prime donne. Tutti protagonisti, nessuno protagonista: ieri eri tu, oggi sono io, domani chissà. Il gruppo davanti a tutto. Ed è un qualcosa che si percepisce: è la chiave servita per rubare i 7.238 cuori del Rigamonti. Non tanti, ma ogni cuore pareva battere per due: a palpitare non c’è stata solo la solita Nord - a ogni modo a sua volta particolarmente «in forma» -, ma hanno fatto il loro anche in gradinata e tribuna. Sono scattate le affinità elettive.

Sicché quelli che abitualmente sono «sbuffate» per un passaggio sbagliato o un errore tecnico, si sono trasformati in «dai, su, andiamo»: incoraggiamenti pure per i più bersagliati. E questo è il valore nel valore che la squadra di Clotet sta coltivando. Al punto che quella di Bianchi-Bianchito in mezzo ai tifosi è già a prescindire un’immagine che servirà per raccontare questa stagione.

Scene da annata 2018-2019 (en passant: quella della promozione...), scene - e connessioni - mai restituite dallo scorso campionato che pure è stato di vertice dall’inizio alla fine. Non è una squadra perfetta il Brescia: ma sa emozionare e così, coprnedole col coraggio, nasconde lacune e riduce distanze. Quelle che però allo stato attuale non ci si può permettere di ridurre, sono le distanze dai piedi al pavimento.

Ha ragione Clotet: sarebbe delittuoso cambiare l’obiettivo in quello che è solo l’inizio di una corsa. Il pensiero corre al presidente Cellino (al quale, dopo le critiche per mancate aggiunte numeriche alla rosa, vanno anche i meriti della richiamata di Clotet e di alcune scelte strutturali), specialista nel far salire le pressioni all’improvviso: sì all’entusiasmo, sì alla fiducia, sì al voler vedere prospettive incoraggianti sulla base di proiezioni numeriche.

Ma no a spostare di peso la linea del traguardo: quello, semmai, lo si sposterà senza nemmeno accorgersene partita dopo partita. Godendosi il momento. Dovrà essere bravo mister Pep a far prevalere la razionalità. Lasciamo parlare ottobre: Bari alla ripresa, poi Cittadella, Cagliari, Venezia e Genoa. In mezzo la Coppa. È in autunno che «si parrà la nobilitate».

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