Calcio

Brescia, Andrenacci-Lezzerini, il dualismo (per ora sulla carta) che stuzzica

Agliardi: «Una sana competitività può far bene ma serve continuità». Rosin: «Si dovrà scegliere»
Lorenzo Andrenacci al campo di allenamento di Torbole Casaglia - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Lorenzo Andrenacci al campo di allenamento di Torbole Casaglia - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Nello sport, sei il numero uno o il numero due. Ma in quei 7 metri e 32 centimetri (la larghezza della porta), sei il numero 1 oppure... il 12. In un dualismo che in questa stagione che sta per decollare è, per la porta del Brescia, più vivo e, almeno sulla carta, più incerto che mai. La partenza di Joronen per Venezia ha lasciato il ruolo vacante perchè chi ha fatto il viaggio inverso, cioè Luca Lezzerini, avrà solo in giornata la definitiva idoneità: il 27enne portiere romano sarà infatti di ritorno in tarda serata dalla Finlandia dove ha sostenuto l'ultimo controllo al tendine del retto femorale destro che si era completamente lesionato lo scorso febbraio. Ecco quindi che Lorenzo Andrenacci, dodicesimo «da una vita» è al momento il candidato principale a difendere i pali delle rondinelle. Poi, si vedrà.

Le parole di Agliardi e Rosin

Ma come vive un estremo difensore questo tipo di dualismo? L'abbiamo chiesto a due ex portieri come Federico Agliardi e Mauro Rosin che quel ruolo e quelle situazioni le hanno vissute in prima persona. «Partiamo col dire - attacca Agliardi, ora preparatore dei portieri al Riccione di serie D - che nel calcio d'oggi è fondamentale avere a disposizione due portieri probabili titolari. Per Lezzerini c'è anche il punto di domanda del pieno recupero e questo fa navigare un po' a vista... Detto questo - dice ancora l’ex di Borgosatollo - è chiaro che molto dipende dalla storia personale dei due che fa capire se sono in grado di reggere una competitività di questo tipo perchè questo è un ruolo che necessità di serenità e di continuità o la capacità di assorbire le depressioni e gli eventuali avvicendamenti. Certo che passando da una certezza come era Joronen a questa "nicertezza", ci vorrà del tempo per trovare un equilibrio e non sarà semplice. Anche se tutto dipenderà dalla maturità dei ragazzi in questione e dall'allenatore: il sano dualismo può comunque portare a buoni risultati. Seppur la continuità dona fiducia e affidabilità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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