La gioia di Muca, il para rigori che era «a spasso»

Giovanni Gardani
Col Castelmella l’intervento che fa perdere la vetta alla Bagnolese
Sueidi Muca neutralizza il rigore di Grazioli -© Mazzocchi@newreporter
Sueidi Muca neutralizza il rigore di Grazioli -© Mazzocchi@newreporter
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Più che eroe per caso, espressione fin troppo abusata, eroe di pazienza, perseveranza e tempismo. È una storia singolare quella di Sueidi Muca, portiere «pro tempore» del Castelmella, che domenica non ha soltanto deciso la partita contro la Bagnolese ma rischia di avere fissato la svolta pure del campionato di Prima (girone F).

Le parole

«Fino a un mese fa ero senza squadra - spiega il portiere nato nel 2004, di nazionalità albanese -. L’estate scorsa, dopo l’anno alla Virtus Manerbio in Seconda, volevo provare il salto ma ho ricevuto offerte solo dalla stessa categoria. Poi, un mese fa, l’allenatore del Castelmella Lanzi mi ha contattato: si erano infortunati i due portieri e si è ricordato di me, perché gli avevo lasciato una bella impressione nello scontro diretto dell’anno scorso a Manerbio. E ho detto sì subito: sarebbero state poche gare, ma per me era comunque un’occasione». L’esordio non è andato benissimo, con l’Unitas Coccaglio. «In realtà non credo di avere giocato male, ma quando perdi 4-1 è difficile salvare qualcosa: è stata interpretata male la gara, può succedere».

Domenica, invece, il colpaccio in casa Bagnolese, che ha ribaltato la vetta della classifica. «Abbiamo onorato l’impegno - spiega Muca - pur essendo fuori dai play off. Quando vinci con la prima, non prendi gol e pari un rigore è davvero la domenica perfetta». E non è stata l’unica parata. «La più difficile è stata sulla ribattuta del rigore, mentre un’altra notevole è stata su un colpo di mano che l’arbitro comunque aveva visto, dunque non sarebbe stato gol».

Sui rigori, Muca se la cava. L’anno scorso ne ha parati quattro. Battezza un angolo o aspetta l’ultimo momento? «Dipende, vado a istinto. Domenica (su Grazioli, ndr) volevo buttarmi da una parte, ma sono rimasto in piedi e ho cambiato angolo all’ultimo. È andata bene, era destino».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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