«Brescia Olimpica 2024», ecco il nuovo libro di Ugo Ranzetti
«Far sì che l’uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio su quella presente: questa è la duplice funzione della storia», scriveva una sessantina di anni fa lo storico inglese Edward Carr.
Ugo Ranzetti, alla soglia degli 88 anni, e dopo aver ricoperto talmente tanti ruoli nella vita dello sport, non solo quello nazionale, da rendere impossibile sintetizzarli tutti in poche righe, da qualche tempo si dedica a tramandare ai posteri le vicende e i personaggi che hanno fatto la storia dello sport locale. «Di cui io sono il massimo conoscitore vivente», ha spiegato con enfasi alla platea accorsa numerosa alla presentazione della sua ultima fatica editoriale, «Brescia Olimpica 2024», ieri in Loggia, nella Sala Giudici.
«Sono stato testimone in prima fila di tutta la storia dello sport postbellico», ha sottolineato il «professore». «Che noi abbiamo sempre chiamato così – ha voluto ricordare il vicepresidente del Consiglio Regionale, Emilio Del Bono –, non solo per la sua carriera di insegnante, ma perché lo sport è scienza, disciplina, sistema».
Incontri
Sotto gli occhi della sindaca, Laura Castelletti, e dell’assessore con delega allo sport, Alessandro Cantoni, sono stati snocciolati pertanto nomi, episodi, aneddoti, vicende di oltre 60 anni di storia, non solo delle Brescia sportiva. Perché Ranzetti, nella sua carriera ha avuto come interlocutori personaggi che vanno da padre Bevilacqua, a Thomas Wessinghage, tedesco, campione europeo dei 5.000 ad Atene nel 1982, dall’imprenditore Enea Guarneri a Harald Schmid, plurimedagliato ostacolista della Germania Est.

«E frequentando queste persone e questi atleti – ha spiegato l’ex presidente provinciale del Coni (dal 1985 al 2012) – ho potuto capire le mille connessioni che esistono in ogni diverso territorio tra la cultura locale, i singoli individui e lo sport. I tedeschi per esempio si allenavano più degli altri perché erano ligi alla disciplina» ha spiegato, raccontando come si è evoluta sotto i suoi occhi la percezione dello sport da parte della società bresciana: «Da ragazzo mi allenavo nella corsa e gli operai, quando passavo davanti ai cancelli delle fabbriche mi dicevano "va a laurà, lazarù"; oggi per fortuna di quei lazzaroni in giro se ne vedono tanti. È la storia dello sport».
Intorno allo sport
Al cui successo contribuiscono, è questa la filosofia dei libri di Ranzetti (prima di «Brescia Olimpica 2024» c’erano stati «Sport bresciano nel XX secolo» e «Eccellenze sportive bresciane»), non solo gli atleti e i loro tecnici, ma i medici che li curano, i dirigenti che ne organizzano le attività, gli imprenditori che ne pagano i costi, e financo i giornalisti.
Impossibile riassumere i tanti nomi citati nel volume presentato ieri. «Sintesi di storie di impegno e di successo – ha detto la sindaca –. Lo sport disegna l’identità di una città e fa da collante della comunità».
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