Questa Coppa Italia restituisce una Germani corta ma rigenerata

Le ottime prove con Udine e Olimpia Milano nonostante le difficoltà, dopo una fase più opaca, e la crescita di Massinburg e Ndour
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Massinburg e Ndour, contro l'Olimpia Milano - © ClaudioDegaspari // CIAMILLO-CASTORIA
Massinburg e Ndour, contro l'Olimpia Milano - © ClaudioDegaspari // CIAMILLO-CASTORIA

 Parlare di squadra in flessione è una mezza follia se la squadra in questione è la Germani. Ed è seconda in campionato con ancora nove partite da giocare prima della fine della regular season (sarebbero 10, ma se ne salta una, a turno, tutti, per via dell’esclusione del campionato di Trapani).

Tuttavia, nelle ultime uscite prima della Coppa Italia, dalla quale è stata eliminata dall’Olimpia Milano l’altra sera (106-102) dopo una gran prestazione, la Pallacanestro Brescia aveva perso dello smalto.

E, forse, pure qualche certezza. Il 25 gennaio l’infortunio formato enigma (non è ancora chiaro quanto tempo impiegherà a recuperare, anche se trapela cauto ottimismo) di Ivanovic. Il primo febbraio la vittoria eroica a Milano, senza il play montenegrino. Che era rientrato, in realtà in condizioni precarie, e lo si era visto, il 9, per il big match che valeva la vetta contro la Virtus Bologna. Purtroppo la sfida di vertice, nonostante Brescia fosse tecnicamente al completo, si era trasformata in una gara senza storia, a favore dei campioni d’Italia. E la chance di ripresa, a San Valentino, a Varese, quando ormai si era capito che lo stop di Ivanovic si sarebbe esteso per un tempo indecifrabile, si era trasformata in amarezza.

A volerla dire tutta, pure le vittorie di gennaio con Cantù e Udine non erano arrivate al termine di performance convincenti, anche alla luce del valore inferiore degli avversari. Parliamo, in generale, di un novero di sfide decise in gran parte da Della Valle, spesso nel finale, a colpi di giochi di prestigio.

Al netto dei risultati, gli infortuni, la stanchezza diffusa e il rendimento (anche molto) sotto media di alcuni giocatori avevano fatto accendere la spia dell’sos. Più nervoso e meno preciso, Burnell non era parso il solito gladiatore a tutto campo. Ndour, dopo aver saltato la partita a Sassari contro la Dinamo, pareva entrato in una delle «sue» fasi di indolenza. E Massinburg? L’uomo chiamato a prendere in mano le redini della squadra al posto di Ivanovic, in cabina di regia? Up (pochi) and down (tanti).

Problemi e risposte

Anche per questo arrivare a Torino in queste condizioni spiaceva. Parliamo di un gruppo che lavora insieme da oltre un anno e mezzo, che è vicecampione d’Italia e che meriterebbe un trofeo per le meraviglie mostrate in questo tempo. Proprio la Final Eight (cui si arrivava da seconda testa di serie), al netto dell’eliminazione, ha dato una risposta forte e chiara. A livello di gruppo, di mentalità. Nonostante non fosse cambiato molto da Varese. Forse l’ala-centro senegalese ha risolto un po’ degli acciacchi. Massinburg è invece passato dal mal di schiena alla lussazione di un dito... Eppure da entrambi sono arrivate prestazioni di rilievo, tanto ai quarti con Udine quanto nella semifinale con Milano. Due gare opposte. La prima vinta grazie a una difesa devastante (78-64). La seconda all’insegna di un attacco atomico, capace di segnare comunque 102 punti a Milano (28 per Massinburg).

Questa Germani non muore mai. C’era bisogno di un’altra prova? Probabilmente no. Ma che sia arrivata, e sia arrivata così, è confortante.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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