Pessina: «La Germani è entrata nell’élite del basket italiano»

In campo metteva cervello ed energia. Dietro il microfono si è dimostrato «un professore del gioco». Davide Pessina – ex ala centro di stazza e mano educata – è un interlocutore perfetto per parlare di Final Eight, anche se la Coppa Italia gli è sempre sfuggita.
Davide, partiamo dalla domanda più scontata: chi vedi come favorita per la vittoria finale?
Sulla base degli ultimi match, compreso quello con Brescia, la Virtus Bologna pare avere qualcosa in più. Milano, dove Poeta sta lavorando bene, ha ancora dei cali vistosi e stenta a trovare un’identità ben definita. Bologna è più solida, pur con qualche giocatore non al massimo e il problema degli infortuni.
La Germani potrebbe inserirsi in questo, per così dire, gioco a due?
Brescia è una squadra che seguo con interesse. Governata da una società che opera bene, fa le cose con giudizio senza azzardare operazioni rischiose. La sua forza è aver puntato sulla continuità, gettando le basi di un progetto di lunga durata. Credo sia oramai una delle grandi del basket italiano.
I successi della Germani sono in parte maturati grazie all’efficacia del duo Della Valle-Bilan. Cosa pensi del centro croato: potremmo considerarlo, con i suoi semiganci e i movimenti nel pitturato, una «specie in via di estinzione»?
Bilan è un cestista di un’altra epoca che riesce ancora a fare la differenza. Purtroppo di centri come lui se ne vedono sempre meno perché oramai l’orientamento è quello di avere cinque giocatori fuori dal perimetro, che siano pericolosi dall’arco come dalla media distanza.
Come mai nessuno sviluppa più i fondamentali per giocare in area o in post basso?
Giocatori in grado di farlo ce ne sono, ma l’atletismo esasperato ha reso più complicato arrivare al ferro, quindi si cercano soluzioni alternative. Vedo comunque anche guardie piuttosto abili a destreggiarsi in post basso, segno che questo tipo di gioco può ancora dare buoni risultati.
E Della Valle? Credi che una squadra da Eurolega, come Bologna o Milano, gli darebbe il minutaggio e la leadership che ha ottenuto a Brescia?
Della Valle si sta esprimendo ad altissimi livelli e fa bene a stare a Brescia. Però vorrei sfatare il mito delle società che non vogliono far giocare gli italiani. In certe squadre dal roster profondo, le rotazioni sono più ampie. Per cui hai meno minuti per metterti in mostra e, soprattutto, sviluppare il tuo gioco. Chiaro che, pensando a Milano, giocatori come Ricci o Tonut meriterebbero di stare di più in campo, ma è una questione, secondo me, di equilibri, non di cattiva volontà.
Brescia, come già fatto l’anno scorso con Peppe Poeta, per la panchina ha puntato di nuovo su un esordiente come Matteo Cotelli. Come giudica questa scelta: coraggio o voglia di non snaturare gli equilibri di spogliatoio?
C’è evidentemente una dose di coraggio, ma mi sembra più opportuno parlare di programmazione. La finale scudetto raggiunta lo scorso anno dalla Germani dimostra che Poeta si è rivelata una scommessa vincente. Quanto a Cotelli, ha iniziato molto bene, segno che affidare la squadra a chi ne conosceva pregi e dinamiche è una strategia che continua a dare i suoi frutti.
Negli ultimi tre anni nell’albo d’oro della Coppa Italia si sono iscritte Brescia, Napoli e Trento. Perché le grandi falliscono alla Final Eight?
Conta la pressione di dover vincere a tutti i costi, ma anche la stanchezza. Su una serie al meglio delle cinque partite, i più forti prevalgono. Ma in una sfida secca, può succedere di tutto. E le cosiddette outsider arrivano con una fame di vittorie che porta a exploit come quelli delle ultime stagioni.
C’è nel panorama italiano un nuovo Davide Pessina?
Per fortuna ce ne sono di molto più forti, quindi non serve cercare un mio erede.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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