Basket

La Germani degli highlander: il nucleo storico ha fatto 4/4

Spalle al muro, il gruppo dello scorso anno ha dato risposte entusiasmanti
Da sinistra: Nikola Ivanovic di spalle, Miro Bilan, Joseph Mobo e il capitano Amedeo Della Valle dopo la vittoria con Milano - New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra: Nikola Ivanovic di spalle, Miro Bilan, Joseph Mobo e il capitano Amedeo Della Valle dopo la vittoria con Milano - New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Le parole di Mauro Ferrari dopo la vittoria, piuttosto rocambolesca, al supplementare, al PalaVerde di Treviso per la prima di campionato, erano state chiare: «Se non ci dimentichiamo al più presto la passata stagione, questa rischia di rivelarsi molto in salita».

Eppure, il destino aveva immediatamente costretto la Germani a ritornare al recente passato. Il primo dei due infortuni di Massinburg, infatti, aveva obbligato Cotelli a impiegare solo i protagonisti dell’annata 2024-2025 (escludendo Dowe, naturalmente).

La stessa cosa è accaduta dopo la trasferta di Trapani la scorsa settimana. Al PalaShark, il ventottenne di Dallas aveva fatto il proprio ritorno in campo - tra l’altro solo per una quindicina di minuti -, ma si era fermato per il problema al polpaccio che lo ha poi tenuto fuori sia per il finale della partita in Sicilia sia l’altroieri, nella grande vittoria contro l’Olimpia Milano. In totale, la Pallacanestro Brescia ha giocato quattro partite su sei senza Massinburg. E le ha vinte tutte. Parliamo della sfida interna contro Trento, della trasferta di Udine, del match al PalaLeonessa con Cantù e, appunto, del capolavoro di mercoledì con l’Armani.

I protagonisti sono gli uomini dello starting five: Ivanovic, Della Valle, Rivers, Ndour e Bilan. Dalla panchina Burnell, Cournooh, Mobio, e Ferrero per qualche frangente di gara. Gli Under Doneda e Santinon, che hanno debuttato nelle ultimissime battute della gara vinta contro Cantù, non sono - come è normale che sia - da inserire nel quadro.

Qualità uniche

Questo manipolo di giocatori ha doti tecniche e umane completamente fuori dalla norma. E anche un’alchimia interna che, probabilmente, da queste parti non si è mai vista. Il raggiungimento della finale scudetto era stato pure figlio di una serie di concause, ma la squadra capitanata da Della Valle aveva meritato tutto. E non smette di stupire. Perché, forse, le vittorie su Trento, Udine e Cantù potevano essere concepite, ma quella con Milano pareva francamente impossibile.

Spalle al muro, la Germani «original» ha sempre risposto in modo eccezionale. Meglio, se così si può dire e senza nulla togliere a Massinburg, di quando il ventottenne di Dallas era in campo. A Treviso, appunto, era saltata fuori una partita brutta, e vinta in circostanze anche fortunate. A Trapani - gara sulle montagne russe - è invece arrivata l’unica sconfitta in regular season fin qui.

Sarebbe follia pensare che gli highlander di cui parliamo possano andare avanti così troppo a lungo (se ne scrive a parte). La Germani, è ben noto, non è squadra giovane.

Eppure, come si diceva, ha mille risorse. E, per esempio, nel momento scuro di Rivers è in grado di pescare il meraviglioso contributo di Mobio. Poi ci sono i punti fermi. Della Valle, Bilan e Ivanovic. Burnell e Ndour. Tutti, insieme, hanno dato il meglio. Specie con le spalle al muro, ossia dovendo far fronte a rotazioni accorciate ancora di più dall’assenza di Massinburg. Il «rifiuto della resa» di cui si è iniziato a parlare con Poeta è un valore che vive anche oggi, quando in panchina siede un allenatore che, comunque, lo aveva a sua volta respirato e incarnato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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