Germani verso la Coppa Italia: quando la squadra più in crisi alzò il trofeo

Sulla carta era la Germani più pronta a vincere la Coppa Italia. Per il rendimento che stava esprimendo, invece, era oggettivamente distante anni luce anche solo dal pensiero di alzare il trofeo. Eppure, la Final Eight è proprio così. È, spesso, il teatro dell’imponderabile.
La Pallacanestro Brescia 2022-2023 era potenzialmente preparata alla competizione perché abituata a giocare ogni pochi giorni. Aveva una rosa molto ampia, la più ampia di sempre, per far fronte al doppio impegno campionato-Eurocup. Il problema era che la squadra di Alessandro Magro (alla propria seconda stagione da head coach) stava performando piuttosto male sia in Italia sia in Europa.
Tornando alla rosa, al momento dell’inizio della Final Eight 2023 - un simbolicamente significativo mercoledì 15 febbraio 2023, giorno dei santi Faustino e Giovita, patroni della città - i biancoblù avevano sotto contratto quattordici giocatori «veri». Si optò per una rotazione a dieci, cercando di limitare gli esperimenti e di dare fiducia a un gruppo ristretto. I playmaker erano Nikolic e Cournooh. Le guardie Della Valle (poi votato Mvp della competizione) e Massinburg. Le ali piccole Petrucelli (da poco rientrato da un brutto infortunio) e capitan Moss. Nel quattro si muovevano Gabriel e Akele. I centri erano Odiase e Burns. In panchina, ma mai schierati, sedevano Taylor (arrivato per un breve periodo, per tamponare l’assenza di Petrucelli) e Laquintana. Erano invece infortunati Caupain - arrivato per essere il play titolare ma, all’epoca, fermo ormai da mesi - e Cobbins, di solito naturale «backup» di Odiase, a sua volta «rotto».
Paragonare quella rosa così abbondante a quella della Germani degli ultimi due anni mostra come, dal punto di vista «filosofico», le cose siano state prese da prospettive diametralmente opposte.
Il giorno chiave per l’accesso alla Final Eight fu domenica 15 gennaio, giorno in cui i biancoblù persero il derby a Verona (poi retrocessa) 81-77. Il ko risultò ininfluente solo grazie alla concatenazione con un altro risultato (la vittoria interna della Dinamo Sassari su Brindisi). Il quadro del tabellone, però, apparve immediatamente drammatico. Primo turno contro l’Olimpia Milano, eventuale semifinale con la vincente di Pesaro-Varese, finale molto probabile (e così fu) contro la Virtus Bologna. Detto del fortunoso finale di andata, l’inizio del ritorno (mentre in Eurocup si vivacchiava) fu davvero brutto. Qualificatasi da ottava, Brescia in realtà si presentò a Torino da undicesima dopo il ko interno 93-80 contro la Dinamo Sassari, con 4 punti sulla zona retrocessione e a -4 da quella play off.
Poi, l’imponderabile. Il giorno di San Faustino il Pala Alpitour di Torino era comunque pieno di tifosi bresciani, e qualcuno era anche riuscito a fare un micro-giro alla fiera, prima della trasferta. Come spesso capita, sugli spalti si giocava in casa. Sul parquet, invece, si iniziava alle 18 contro la principale favorita alla vittoria finale. La Germani (squadra, staff, tutti), ovviamente, voleva giocarsela. La sensazione, al di là di tutto, era che un ko potesse portare quantomeno a una riconsiderazione concreta della posizione di Magro. Anche perché poi sarebbe arrivata la pausa e dopo quella sarebbe iniziato il percorso verso il tentativo di riavvicinamento alla zona lay off.
Brescia entrò in campo con personalità, da subito. L’Olimpia non pareva così imbattibile. Primo quarto Germani avanti di 1. Pausa lunga 45-29 Brescia. Terzo quarto ancora +1, dopo il rientro della squadra di Messina. Alla fine fu inattesa vittoria. E lì cambiò tutto. Perché la Pesaro di un nervoso Repesa stava andando meglio in campionato, ma non era proprio imbattibile. Sabato 18 febbraio fu 74-57 per i biancoblù, senza grandi patemi. Il problema, era chiaro, sarebbe stata la Virtus Bologna in finale, domenica 19 febbraio. Le Vu Nere del bresciano Scariolo non ebbero il miglior approccio alla gara.
I biancoblù di Magro erano ormai in trance. Capitan Della Valle su tutti, ma fu uno sforzo corale: 84-76 stra-meritato, 26 per Adv, 15 di Petrucelli, un mattoncino da chiunque, per quello che - a oggi - resta l’unico trofeo «major» della storia bresciana. Ottenuto dalla squadra forse più attrezzata e al contempo «meno meritevole» e nelle condizioni più precarie di sempre. In una sola parola: memorabile.
(Questo articolo fa parte di uno speciale sulla spedizione della Germani alla Final Eight di Torino del 2026, in uscita con il Giornale di Brescia martedì 17 febbraio).
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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