La Germani affronta una Bologna che ha saputo svoltare la stagione

A caratterizzare i due volti della Virtus sono state le mosse di coach Ivanovic, i diversi cambi all’interno del roster e la serie di grande intensità contro Milano
Dusko Ivanovic, coach della Virtus Bologna - © www.giornaledibrescia.it
Dusko Ivanovic, coach della Virtus Bologna - © www.giornaledibrescia.it

La Virtus Bologna ha raggiunto la diciassettesima finale dall’introduzione della formula play off, la quinta consecutiva, al termine di una stagione travagliata. Fin dall’estate, infatti, le Vu Nere hanno avuto grossi problemi a definire il budget e a muoversi con i tempi corretti nei meandri del mercato.

In ogni caso sono rimasti a roster giocatori del livello di Cordinier, Belinelli, Pajola, Hackett, Shengelia, Polonara e Zizic, è stato aggiunto il terzetto Akele-Diouf-Visconti per impreziosire il pacchetto italiani, mentre sul fronte stranieri sono sbarcati in bianconero Morgan, Tucker, Grazulis e Clyburn. Una costruzione raffazzonata sommata al caso Cacok, mai rientrato in campo dall’infortunio nonostante il contratto in essere, e ad una serie di infortuni hanno inciso in maniera preponderante sull’avvio di stagione.

Marco Belinelli - © www.giornaledibrescia.it
Marco Belinelli - © www.giornaledibrescia.it

Il cambio di rotta

Bologna ha perso al supplementare la finale di Supercoppa contro Milano, ha incassato quattro ko nelle prime 12 giornate di campionato e ha aperto la regular season di Eurolega con un disastroso 2-12. La prima parte di annata ha esposto alcune crepe strutturali nell’organigramma bianconero, poi messe a nudo direttamente dal presidente Zanetti, e ha portato anche il coach Banchi a rassegnare le dimissioni.

Il tecnico toscano si è poi consolato firmando con l’Efes e portando i turchi fino ad un passo dalla Final Four di Eurolega (sconfitti a gara-5 dal Panathinaikos), mentre la Virtus ha scelto di affidare la panchina a Ivanovic. L’esperto allenatore montenegrino ha preso in mano la situazione con il leggendario approccio balcanico e con calma è riuscito a svoltare la stagione bolognese.

Gestione

Sono serviti prima di tutto dei tagli al roster, che hanno permesso di dare una forma precisa alla squadra (risolti i contratti di Visconti e Tucker, finiti rispettivamente a Granada e Aek Atene, e spedito Grazulis in prestito a Badalona). Ivanovic ha poi provato a inserire l’ex Nba Justin Holiday, che però è durato solo due mesi, e infine ha scelto Taylor, visto anche a Reggio Emilia nella stagione 2020-2021, che è risultato decisivo nella serie di semifinale con l’Olimpia Milano. L’ultimo tassello per rimettere in carreggiata le Vu Nere è stato quello di ridare brillantezza fisica alla squadra aumentando i carichi di allenamento e utilizzando una stagione di Eurolega ormai compromessa come acceleratore di progressi.

Il percorso

Alla fine la Virtus è riuscita a ricompattarsi attorno ai propri veterani e a chiudere la stagione al primo posto superando Trapani al fotofinish nella sfida diretta all’ultima giornata. La griglia play off, però, non è stata particolarmente clemente con i bianconeri, che hanno dovuto vedersela con un’ostica Reyer Venezia al primo turno, arrivando fino a gara-5, e poi con la grande rivale Milano, battuta in quattro gare in semifinale. Bologna arriva quindi alla finale avendo bucato fin qui tutti gli altri obiettivi stagionali e avendo disputato ben 78 gare totali, ma il finale di stagione ha messo in mostra una compattezza e un’unione d’intenti non banale a questo livello.

È stata proprio questa la forza che ha permesso alla Virtus di salvarsi in gara-5 con la Reyer grazie anche alla resurrezione di Shengelia e di liquidare in quattro gare l’Olimpia nonostante delle condizioni di roster critiche. I senatori bolognesi sono ben consapevoli di avere un’ultima occasione per vincere uno scudetto assieme dopo tre delusioni consecutive.

Bilan e Shengelia - Foto A.Travaglioli / Ciamillo-Castoria © www.giornaledibrescia.it
Bilan e Shengelia - Foto A.Travaglioli / Ciamillo-Castoria © www.giornaledibrescia.it

Una difesa granitica

Per alcuni questa finale rappresenta anche l’ultima chance della carriera per alzare un trofeo. Un fattore da non sottovalutare, soprattutto considerando il valore assoluto di alcuni interpreti bianconeri, mentre sul piano tecnico-tattico quello che ha fatto vedere Bologna contro Milano in difesa ha impressionato non poco. I 74.5 punti concessi nelle serie di semifinale, addirittura solo 71 nelle tre gare vinte, spiegano bene il motivo per cui sia stata la Virtus a confermarsi in finale nell’epoca del duopolio condivisa con i meneghini nelle ultime sei stagioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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