Basket

Germani-Bologna 237 giorni dopo: quando a cambiare è tutto e niente

Domani la prima e la seconda in classifica di sfidano nel big match che è la riedizione dell’ultima finale scudetto
Jason Burnell e Demetre Rivers in gara-3 della finale scudetto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Jason Burnell e Demetre Rivers in gara-3 della finale scudetto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Nulla è cambiato, tutto è cambiato. Domani, giorno di Germani Brescia-Vitus Bologna (palla a due alle 20), saranno passati 237 giorni dall’ultimo incontro al PalaLeonessa tra le due squadre. Era martedì 17 giugno 2025. Non era un match qualsiasi. Era gara-3 della prima finale scudetto della storia della nostra terra. Avanti 2-0 nella serie, le Vu Nere avevano le mani sul diciassettesimo scudetto, prontamente alzato dopo il netto successo 96-74.

Su quella serie di finale si è detto e scritto di tutto. A partire dallo strepitoso percorso della Germani per raggiungerla. E dalla meravigliosa circostanza di confinare Bologna stessa e Olimpia Milano dalla stessa parte del tabellone, e di trovarsi nell’altra. Per proseguire col fatto che fino alla fine del terzo quarto di gara-1 all’allora Segafredo Arena Brescia aveva Maurice Ndour in campo, stava vincendo, era in controllo e dava la netta sensazione di poter vincere (almeno) quella partita. Ma l’ala-cenro senegalese non sarebbe più rientrato. Non avrebbe giocato una gara-2 senza storia, né tanto meno quella gara-3 che finì per consegnare l’ennesimo scudetto alla Virtus. Circostanze che non tolgono alcunché all’impresa della squadra allenata da Poeta.

Domani, al PalaLeonessa (è il posticipo della diciannovesima di regular season, quarta di ritorno) non mette in palio uno scudetto. Però, guarda caso, è ancora la sfida tra e due squadre che sono davanti alla classifica del campionato di serie A. E, notizia vera, la prima è la Germani: 30 punti, contro i 28 di Bologna, che - però - all’andata ha vinto con merito di 10 punti (86-76). E, chiaramente, ha un valore non indifferente circa i vertici della classifica, specie se se si considerano i distacchi delle inseguitrici. La Reyer Venezia è terza a -6 dalla squadra di Matteo Cotelli, con uno scontro diretto (al PalaLeonessa) a sfavore. La quarta, l’Olimpia Milano, proprio di Poeta, è a -6 con doppio scontro diretto a sfavore. La quinta, Tortona, è a -10, e ha già perso al PalaLeonessa.

Simile, diverso

Non cambia che, a inizio febbraio, la serie A propone le stesse protagoniste che si sono giocate il titolo lo scorso giugno. Non cambia che la Virtus, oggi, resta irraggiungibile per storia, palmares e disponibilità economica. Cambia che il club bianconero ha comunque ridimensionato di un po’ il proprio progetto. Il title sponsor è Olidata e non Segafredo. Il roster è meno profondo, sebbene fin qui molto coeso e «a immagine e somiglianza» del sergente di ferro Dusko Ivanovic.

Il PalaLeonessa nella sera di gara-3 - © Newreporter
Il PalaLeonessa nella sera di gara-3 - © Newreporter

Cambia che domani non ci sarà Pajola, elemento fondamentale nella distruzione (con ogni mezzo, forse non sempre sanzionato a dovere) dell’attacco bresciano. Cambia che ci sono alcuni problemi di formazione anche per il tecnico montemegrino, che porta lo stesso cognome di Nikola, playmaker di Brescia, per il quale si spera il rientro per la gara di domani dopo l’infortunio che lo ha tenuto fuori a Milano. Cambia che la Virtus potrebbe arrivare al PalaLeonessa con un assetto più emergenziale rispetto a quello della famosa serie di finale scudetto, che - va ammesso e ribadito - fu di fatto senza storia dall’infortunio di Ndour in poi.

A proposito. Quella Bologna era alla fine di un ciclo anche a livello tecnico. Si era alla fine dell’era di Shengelia, di Cordinier e di Belinelli. Diversi tra loro per caratteristiche, eppure tutti cestisti immensi. Quella Bologna poteva fare a meno di una superstar come Clyburn per puntare su chi sentiva che vincere il tricolore era in primo luogo una questione di orgoglio. Cambia che proprio in quei giorni si scoprivano le condizioni di salute davvero gravi di Achille Polonara, al quale i compagni non vedevano - giustamente - l’ora di portare la coppa in ospedale. Motivazione su motivazione, storia nella storia. Una sportiva (bella, «purtroppo», per la Virtus). L’altra drammatica per l’ala grande oggi trentaquattrenne.

Se si vuole puntare sulla sintesi, per i cambiamenti della Germani si possono usare solo quattro nomi. Matteo Cotelli al posto di Peppe Poeta. C.J. Massinburg al posto di Chris Dowe. La squadra è quella, la filosofia pure, considerando che - certamente - il trentottenne bresciano, debuttante, sta progressivamente cercando di portare nuove soluzioni a una squadra che sa comunque andare a memoria, proprio per non cadere nella trappola dell’eccessiva prevedibilità. E che lo sta facendo combattendo su base quotidiana con una sfilza incredibile di defezioni.

Non cambia il fatto che Bologna è al 100% sul campionato. A giugno era a fine stagione e l’Eurolega era un ricordo. Adesso, dopo la batosta con l’Olympiacos dell’altra sera, la speranza di approdare alla post-season europea è veramente ridotta al lumicino. Pessima notizia. Non solo per Brescia, ma per tutti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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