Germani: 1.000 cuori biancoblù sciolgono Poeta, eroe in partenza
«Peppe per favore rimani» è scritto in blu, su un cartello di cartone marrone. C’è anche la parola Brescia, contornata da un cuore. Non bastano le preghiere, non basteranno - salvo rivolgimenti che avrebbero del clamoroso - le lacrime di commozione del coach.
È la festa perfetta, è la chiusura di un cerchio che, però, sembra destinato a non riaprirsi. Non con lui. Ma è comunque splendida, perché circa un migliaio di persone, ieri, in piazza Loggia (animava Radio Bresciasette, conduceva Maddalena Damini) hanno abbracciato per l’ultima volta la Germani 2024-2025. La squadra che, centrando la finale scudetto, ha regalato alla nostra terra il miglior campionato di pallacanestro della storia.
È la festa imperfetta perché Peppe Poeta, coach dei biancoblù, è al passo d’addio. Destinazione Olimpia Milano, destinazione Eurolega. Sarà assistente di Ettore Messina per la prossima annata, e poi diventerà capo. L’impressione è che ieri mancasse l’ufficialità solo ed esclusivamente per non rovinare un momento di festa per Brescia, l’ultimo dell’allenatore campano con addosso il biancoblù. Poi, sì, ci saranno forse anche i dettagli da limare.
Per Poeta tanti cori, sul palco dal quale - in apertura - la sindaca Laura Castelletti fa gli onori di casa, accogliendo la presidentessa della Pallacanestro Brescia Graziella Bragaglio. I mille cuori dei bresciani ieri in piazza battono però per tutti. Per la squadra dei record al completo, per lo staff, per gli impiegati degli uffici, per il «team invisibile».
Nel momento istituzionale tutta la famiglia Pallacanestro Brescia è sul palco. Prima e dopo, i giocatori sono presi d’assalto per fotografie, autografi, dediche sulle maglie.
Diversa
Ma questa festa di fine anno, non solo per il fatto che è in piazza Loggia e non al PalaLeonessa, è diversa dalle precedenti. «Abbiamo shockato tutto il mondo - afferma Poeta, occhi velati di lacrime, voce ferma -. Lo avete fatto anche voi», sottolinea, rivolgendosi ai tifosi, e ricordando il valore della loro sportività, ma pure della presenza in massa in tutti i palazzetti d’Italia. Sottolineando il valore del fatto che ne abbia parlato l’Italia intera. «Siamo andati oltre la favola, e siamo arrivati veramente a un passo dal vincere lo scudetto - prosegue il coach -. Non potevo sognare stagione d’esordio migliore nel ruolo di capo allenatore. Non so quante ne giocherò io né quante ne vivrete voi. Non date mai questa finale per scontata».
Lo sport è strano, la vita pure. Piazza Loggia è anche uno dei luoghi in cui, in questi giorni, i tifosi del Brescia calcio hanno manifestato dolore, rabbia e preoccupazione. Lo stesso luogo accoglie il sorriso del popolo della palla a spicchi, che cammina a metri da terra, ma che non può non avere anche una fitta al cuore. E le lacrime di gioa e orgoglio per questa squadra s’impastano con quelle di tristezza per il destino sportivo del suo condottiero, lontano da qui.
La pista della soluzione interna, che porta dritti alla promozione di Matteo Cotelli da primo assistente a capo allenatore, è tra le più realistiche. Anche perché Mauro Ferrari - ieri assente per ragioni lavorative, ha salutato e ringraziato la squadra privatamente mercoledì - preferisce lanciare (lo ha fatto con successo) allenatori emergenti piuttosto che affidarsi a coach già formati. Cotelli è un prodotto del club al 100%, è cresciuto negli anni fino a guadagnarsi il ruolo di primo assistente, compirà 38 anni il prossimo 24 luglio e diventerebbe l’allenatore più giovane del campionato. Garantirebbe, almeno dal punto di vista della filosofia, la prosecuzione del lavoro di Poeta.
«Godiamoci questa festa - afferma -. È il frutto di un anno di lavoro. Resto come sempre a disposizione della società e di Mauro Ferrari, sono certo che sceglierà al meglio». Se lo zoccolo duro restasse in blocco - Burnell incluso -, alla Germani mancherebbe un esterno che sostituisca Dowe e un altro italiano nel reparto lunghi. Tasselli di cui ci si dovrà occupare sempre di più, già da oggi.
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