La timidezza e la grinta possono convivere nella stessa persona? Provate a chiederlo a Camilla Almici e la risposta sarà solo una: «Sì, eccome». La 28enne di Ghedi è campionessa del mondo e vice campionessa europea di tiro dinamico divisione Production Lady, ha battuto record e conquistato traguardi che nessuna atleta aveva mai raggiunto, eppure resta la ragazza di sempre: lavoro, famiglia, amici, tanti allenamenti e nessuna distrazione. In una disciplina poco conosciuta in Italia, ma molto più famosa all’estero, dove Camilla viene vista come esempio da seguire. Ma cos’è il tiro dinamico? Si tratta di sparare in un contesto/circuito prestabilito, dovendo colpire dei bersagli nel minor tempo possibile.
Almici, partiamo dall’inizio: come è arrivata a questo sport particolare?
«Papà è un collezionista di armi privato, io da ragazzina non ero molto attirata. Praticavo tanti sport, ero anche bravina. Adoravo la ginnastica artistica, tornassi indietro ora forse ci proverei con più convinzione anche se mi dicevano che il fisico non fosse adatto. Ai miei 18 anni ho deciso di fare il porto d’armi e ho detto a papà “fammi provare a sparare”. Ma non volevo stare ferma, io che sono sempre in movimento. Così mi ha portata a Calvisano, dove c’è un campo in cui praticare il tiro dinamico: è stato amore a prima vista».
Una sorta di regalo per la maggiore età quindi?
«Diciamo di sì, anche perché ho iniziato a 18 anni, le prime gare le ho fatte a 21, ma in Italia sei considerato ancora molto giovane per questa specialità. All’estero sia i ragazzi che le ragazze iniziano davvero giovanissimi».

Parliamo di uno sport costoso?
«Diciamo che non è economico. La mia categoria è la Production, significa che sparo con una pistola, nel mio caso una Beretta, a cui non vengono apportate modifiche. La devi usare come esce dalla fabbrica, quindi tutto sommato con cifre normali. Altre specialità prevedono invece migliorie e i costi lievitano. Poi ci sono le cartucce: inevitabilmente ne vengono usate parecchie. Io, grazie anche alla passione di papà, ho la possibilità di crearmele senza acquistarle e non è poco».
Si parla di professionismo nel vostro sport?
«Io lo sono grazie al contratto con Beretta e per me, bresciana, è un grande orgoglio avere la partnership con una azienda leader che è del mio territorio. Quindi mi posso considerare una professionista. Nonostante ciò, ho un lavoro part time in azienda e quindi concilio quello con allenamenti e gare».
Che cadenza hanno?
«Mi alleno tre volte a settimana a Calvisano con il maestro Esterino Magli, quando arriva il periodo delle gare intensifico le sedute e vengo affiancata anche da Robert Cernigoj, un tecnico sloveno».

Mai avuto paura?
«Mai, ma capisco chi può provarla nell’impugnare un’arma. Io la prima volta che l’ho fatto nel campo di tiro a Calvisano mi sono sentita serena, tranquilla, ho capito di essere portata per questo sport».
Veniva da cinque anni di liceo scientifico a Remedello, quindi la triennale in Economia a Brescia. Nel frattempo però è iniziata la scalata di Camilla…
«Piano piano ho capito di avere delle qualità, facevo le gare e vincevo. Ho intuito che poteva nascere qualcosa di bello».
E allora ecco i titoli mondiali nel 2022 e 2025, quello europeo nel 2023. Poi, quest’anno, l’oro continentale a squadre e l’argento nell’individuale.
«Emozioni bellissime, soprattutto perché mai avrei pensato di diventare campionessa del mondo quando ho iniziato. Peccato nei mesi scorsi non aver confermato il titolo europeo individuale. Ci tenevo molto, ma rappresenta una spinta in più per le prossime tappe».
Qual è la maggior qualità che deve avere chi pratica il tiro dinamico?
«Molti dicono tranquillità o costanza. Io dico invece disciplina. Faccio un esempio: d’estate fa caldo, per allenarsi bisogna essere pronti al campo massimo alle 6.30».
Quali sono i prossimi obiettivi?
»Senza dubbio il titolo italiano tra un mesetto. Gara secca, tutto in un giorno: ci tengo particolarmente perché sarebbe il primo con la Beretta».
Com’è fuori dalle gare?
«Una ragazza normalissima, la mia famiglia dice anche troppo. Nel senso che a 28 anni ho già ottenuto traguardi che mi mettono tra le migliori esponenti del tiro dinamico a livello mondiale, eppure a me pare tutto normale. Sono timida e schiva. Poi arriva il momento di gareggiare e cambio».
Sogni nel cassetto?
«Vorrei ottenere un successo nel Mondiale del 2029 perché per la prima volta si terrà in Italia. Sarebbe fantastico. E poi, proprio per uscire un po’ dalla mia comfort zone, voglio partecipare a qualche gara in giro per il mondo. Per crescere ancora sì come atleta, ma anche come persona».




