Sinner, l’ex tennista Pedrini: «Ha portato il gioco su un altro livello»

L’analisi di Marco Pedrini, bresciano, ex professionista e già numero 294 del mondo riguardo all’egemonia del trentino
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Jannik Sinner, re di Wimbledon - © Ansa
Jannik Sinner, re di Wimbledon - © Ansa

Egemonia Jannik Sinner. La vittoria di domenica a Wimbledon su Alexander Zverev ridisegna parzialmente il ranking Atp. L’italiano è sempre più primo. Il tedesco supera Carlos Alcaraz (infortunato, sta lentamente riprendendo) al terzo posto. Ma tra Jannik (25 anni il prossimo 16 agosto) e Sascha (29 anni), oltre a 4.970 punti Atp di differenza, c’è un abisso di distacco nel gioco. L’azzurro, insomma, sta dominando il tennis mondiale. Specie ora che l’unico vero rivale – Alcaraz, appunto – è ai margini.

Le parole

«Zverev è salito di livello per convinzione e fiducia, che nel tennis sono tutto. Ma, in finale, quando Sinner ha cambiato marcia, non c’è stata più partita». Parola di Marco Pedrini, bresciano, già tennista professionista, numero 294 Atp e sedicesimo d’Italia, oggi quarantatreenne e uomo di riferimento del Tc Brescia, zona carceri, oltre che coach. «Giocare tante ore al livello di Jannik è praticamente impossibile per chiunque, Zverev compreso». Non solo. Il discorso vale anche per Novak Djokovic, che a 39 anni, in semifinale, poteva comunque rappresentare una minaccia, ma che è stato battuto con un triplo 6-4. «Quella semifinale poteva "incartare" Sinner, ma così non è stato».

Il punto è che il fuoriclasse di San Candido ha preso il gioco del serbo e, con 14 anni di meno, lo ha portato a un livello superiore. Il miglior Djokovic ti sfiancava da fondo. Sinner ti toglie il respiro. Gli scambi durano meno. L’avversario, sportivamente parlando, per così dire, muore prima, stritolato da una palla più pesante e pressante. La cosa migliore è che Jannik è cresciuto immensamente anche sulle superfici che gli erano meno congegnali. Se il veloce (specialmente indoor) è la sua patria, nonostante difficoltà fisiche e la lunga, recente squalifica il quasi venticinquenne ha alzato vertiginosamente il proprio livello tanto su terra quanto su erba. «È proiettato sempre sulla lunga distanza – fa notare, con acume, Pedrini –. Lavora per durare a lungo e per migliorarsi sempre in tutti i dettagli. Ha trasformato i momenti negativi in occasione per migliorarsi».

Il risultato, al momento, complice l’assenza di Alcaraz, è l’egemonia di cui sopra. «Bisognerà capire come lo spagnolo si presenterà alla stagione sul veloce in America. Come arriverà agli Us Open – prosegue il bresciano –. Probabilmente sta preparando il proprio ritorno al 100% per il 2027».

Marco Pedrini, già tennista professionista bresciano - © www.giornaledibrescia.it
Marco Pedrini, già tennista professionista bresciano - © www.giornaledibrescia.it

E quindi, al momento, per Sinner non ci sono reali avversari. Tra i possibili antagonisti più giovani ci sono Joao Fonseca (brasiliano, tra poco ventenne, 27 Atp), il coateaneo spagnolo Rafael Jodar (25), e Jakub Mensik (quasi 21 anni, dalla Repubblica Ceca, numero 17). «Potrebbero infastidirlo – fa notare Pedrini –, ma hanno bisogno di un paio di anni ad alti livelli, in cui raggiungono le fasi finali dei tabelloni che contano e nel corso dei quali iniziano a sentire e gestire un certo tipo di pressione».

Rivoluzione

Perché Sinner sembra aver rivoluzionato il gioco, insieme ad Alcaraz? «Il modello di riferimento si è evoluto – conclude il bresciano –. Oggi si spinge di più, si alza il ritmo, gli scambi si accorciano. È l’imitazione degli standard precedenti (vedi Djokovic e Nadal al loro meglio, ndr) che, però, passa attraverso un processo di miglioramento sul piano della velocità e della pesantezza di palla, che dipende pure da uno sviluppo maggiore degli atleti sul piano muscolare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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