Ironia della sorte, Marta Rossetti si trova in Val Senales, esattamente come un anno fa. Su quelle nevi il 15 ottobre 2025 si ruppe il legamento crociato anteriore e lesionò il menisco mediale del ginocchio destro dicendo addio al sogno di poter gareggiare alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Sullo stesso ghiacciaio, ora, sta lavorando per il rientro nella Coppa del Mondo di sci.
Sensazioni
«Mi ci vorrà un po’ di tempo prima di sentire il ginocchio uguale all’altro. Ma se tutto va bene rientro a Levi a metà novembre», annuncia la specialista di Raffa di Puegnago. Non era una novità, un infortunio grave, per Rossetti. Il primo nel gennaio 2021 alla vigilia dei Mondiali di Cortina. Poi l’anno scorso all’inizio della stagione olimpica. Ma in quasi cinque anni, ad affrontare la salita c’era un’atleta e una donna diverse.
«La prima volta ti aspetti che succeda, alla fine non mi ero mai scheggiata un’unghia fino a lì – spiega la slalomista –. C’erano sì i Mondiali, ma mi dicevo che avevo ancora tanti anni davanti. L’anno scorso mi sentivo particolarmente pronta, sentivo che si stava allineando tutto dopo la fatica fatta per tornare a buonissimi livelli. Ero molto convinta, se sai di essere competitiva e ci sono le Olimpiadi in casa è chiaro che ci rimani male. Sono stati due momenti diversi, il 2025 è stato un fulmine a ciel sereno».
Anche la strada per il recupero, è stata completamente diversa. «Questa volta è stata più complessa dell’altra, perché ho avuto tante problematiche. Da un lato, almeno, ho fatto le cose in una maniera più graduale e tranquilla. In primavera ho dovuto sottopormi a pulizia del ginocchio, che è rimasto molto rigido. Tutti sperano in un recupero lampo, a me non è andata così: sono cose normale, speri che non succedano, ma fanno parte di un percorso. A giugno in ghiacciaio ho iniziato a sciare in campo libero, fino a fine agosto. Non avevo sensazioni positive, un po’ di panico c’è stato. Ma ora mi sento meglio sugli sci, sono felice di aver avuto tempo».
Differenze
Nel 2021 il rientro fu carico di attese e poi foriero di delusioni, tra mancate qualifiche e un limitante problema alla caviglia. Si è messa aspettative alte anche stavolta?
«No perché allora mi sentivo bene. Questa volta sto vivendo giorno per giorno per vedere come reagisce il mio fisico. È un bene viver il presente, io sono stata forzata a farlo, ma lo vedo come un aspetto positivo. Non ho ancora pensato alle gare, non ho nemmeno guardato il calendario. Voglio prima sentirmi bene».
Il che passa anche dal ritrovare il gruppo: «Tante sono piccole e nuove, per fortuna nell’ultimo raduno è tornare anche Peterlini, la mia compagna preferita. Diciamo che per me, ora, lavorare con la squadra è motivante, ma al tempo stesso anche stressante. Nel ritiro di Ushuaia vedevo le altre già in forma. Io ero indietro, facevo i miei esercizi, cercavo equilibri. Di sicuro ho allenato la pazienza. Isolarsi fa bene, aiuta a crescere». È una Rossetti diversa. E spera che anche la storia da scrivere al ritorno lo sia.




