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Romele: «Volevo a tutti i costi portare la bandiera italiana sul podio»

«La gara più bella e più difficile della mia carriera: è stata una fatica indecente»
Beppe Romele che conquista il bronzo nella 20 km
Beppe Romele che conquista il bronzo nella 20 km
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È stata una nottata da tregenda a Tesero, con pioggia incessante trasformatasi in neve alle prime luci dell’alba. Poi il cielo si è schiarito, man mano che gli atleti seduti sullo slittino prendevano il via nella 20 km. Fino a che il sole non ha illuminato la premiazione: al centro il russo Golubkov, alla sua destra il cinese Mao, staccato di 50”, a sinistra un sorridente Giuseppe Romele, terzo a 1’22”.

Beppe, che gara è stata?

«La più bella e la più difficile della carriera. Ricorderò questa domenica per tutta la vita. Salire sul podio è stato più complicato di quanto pensassi. A metà gara stavo bene fisicamente, ma non credevo di farcela. All’ultimo giro mi sono sbloccato, ho continuato a pensare che la medaglia sarebbe arrivata e ce l’ho fatta».

Si conferma un atleta performante sulla lunga distanza.

«È vero, se dalla prossima edizione portano la gara a 30 km, forse mi sveglio. Spero però di non rivivere più una sensazione del genere, perché è stata una fatica indecente per conquistare un bronzo che vale più di un oro».

Con una vigilia non facile.

«Rispetto a Pechino ci sono stati cambiamenti di categoria, partivo quindi penalizzato, in più era rientrato il russo e i cinesi erano davvero forti. A complicare le cose non è stato il cattivo tempo, quanto partire per ultimo. È stata un’agonia, perché ogni volta che stavo prendendo il ritmo dovevo uscire dal binario per superare i più lenti che avevo davanti».

Le scelte tecniche hanno pagato con moneta sonante.

«I nostri skiman hanno fatto un miracolo con i materiali, su una neve bagnata e ghiacciata non era semplice. Abbiamo cercato di gestire il ritmo, nelle salite andavo bene, nei piani perdevo nello scorrimento. Poi sono caduto come uno stupido nel punto più semplice. Avrò perso tra i 3 e i 5 secondi, ma mi sono subito rialzato».

L’aveva immaginata così la medaglia?

«Non sono riuscito a dormire. Alle 4 ero già sveglio. Mi sentivo stanco, ma volevo a tutti i costi portare la bandiera italiana sul podio. Non potevo rimanere a bocca asciutta e continuavo a pensare a come tagliare il percorso».

Come festeggerà a casa?

«Voglio solo riposare, sono esausto. Dopo la vittoria della Coppa del Mondo non sono stato al top mentalmente, però sono arrivato qui per portare a casa qualcosa».

Cosa vede nel suo futuro?

«Riaggiorniamoci tra qualche mese. Il biathlon potrebbe essere un’idea, ma ora non voglio pensarci».

A chi dedica il bronzo?

«Alla mia compagna Nadia, alla mia famiglia, alla Polisportiva Disabili Valle Camonica che mi supporta sempre, alle Fiamme Azzurre, che mi hanno consentito di sfruttare le caserme per allenarmi al top, e a tutte le persone che mi hanno incitato sugli spalti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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