Da tempo, i rumors della prossima produzione motociclistica ci parlano di una riedizione moderna della Ducati Scrambler, di una nuova Honda Africa Twin e di una innovativa Yamaha TDM: al motociclista attento (appassionato e non solo dall'altro ieri) queste sigle e questi modelli sono pietre miliari della intera produzione motociclistica degli ultimi decenni: l'equilibrio generale espresso su quelle moto, la piacevolezza d'uso e l'appeal quasi immortale, sono rimasti nel cuore e nei desideri di molti motociclisti, che hanno più volte dichiarato che avrebbero apprezzato una riedizione moderna di quei mezzi oggi tanto rimpianti.
La Scrambler della Casa bolognese appartiene al felice filone che rese grande l'industria italiana negli anni Sessanta; l'Honda Africa Twin, nelle sue prime versioni immesse sul mercato alla fine degli anni Ottanta, diede il via a quelle entrofuoristrada bicilindriche apprezzate sulle strade di tutti i giorni e vincitrici nelle Parigi Dakar; la Yamaha TDM (ultima citata perché ancora in listino) per quasi quattro lustri ha rappresentato la media turistica per eccellenza con ottime prestazioni, buona capacità e discreto rapporto qualità prezzo.
Invero, al tempo, queste moto furono sì apprezzate e ottennero un buon successo commerciale, ma tutto da leggere secondo un grado di normalità e un tempo di vita media, non pensando - allora - che questi modelli avrebbero fatto la storia: oggi si ricorda volentieri la piacevolezza di guida delle Ducati Scrambler, ma ci si dimentica della fragilità del suo monocilindrico (250, 350 e 450 cc) e le sue quasi irrefrenabili vibrazioni; dei tempi andati si ricordano la grande affidabilità e il grado di elevata ecletticità dell'Africa Twin (prima 650 e poi 750 cc) che permetteva piacevoli gite e impegnative traversate desertiche, ma il peso elevato allora fu criticato da molti; la Yamaha TDM (850 e 900 cc) pur non avendo mai avuto acuti commerciali di rilievo, ha sempre avuto un suo pubblico di convinti sostenitori che sorvolano facilmente su alcuni difetti (come il baricentro alto e le vibrazioni) tipici dello schema motoristico a due cilindri parallelo.
Se i prossimi Saloni autunnali (e Colonia sarà a settembre) confermeranno i rumors di cui sopra, questi modelli verranno presentati alla ribalta internazionale non come evoluzioni retro di moto del passato, bensì come mezzi tecnologicamente molto moderni che erediteranno alcuni concetti, piacevoli stilemi e l'appeal di quei modelli del passato, ancora oggi ricordati e desiderati.
Sembra proprio che Ducati sarà la prima a essere sul mercato: un sito dedicato ( http://www.scramblerducati.com/) permette di seguire le evoluzioni e il gradimento del pubblico e anche una pagina su Facebook è attenta alle ultime richieste degli appassionati e alle evoluzioni (o curiosità) del modello che sta per uscire: la casa bolognese doterà questa nuova Scrambler con il moderno due cilindri a 'L' - si parla dell'ultima evoluzione dell'821 presente sulla recente Monster - mentre dal punto di vista estetico, colori, dimensioni e aspetto generale dovrebbero rifarsi al modello originario degli anni Sessanta e Settanta. Allora, della Scrambler monocilindrica, si apprezzavano soprattutto la facilità di guida e la leggerezza: domani la nuova versione della Ducati non potrà che ripetere quelle ottime caratteristiche che la casa di Borgo Panigale in questi anni ha profuso in vari modelli già sul mercato (Monster, Hypermotard, ecc.). Dalla Scrambler di allora si erditano solo concetti e stilemi: delle Ducati di oggi tutta la tecnologia, l'uso di tanta efficace elettronica di controllo, la messa in opera della miglior componentistica che ha sempre caratterizzato le ottime finiture dei mezzo bolognesi.
Se per Ducati il compito di rinverdire il passato sarà abbastanza semplice, perché la Scrambler di allora rispetto alla tecnologia di oggi è davvero superata, per Honda rifare o fare una moto simile alla mai dimenticata Africa Twin non sarà cosa facile.
Alla fine degli anni Ottanta molte case (Bmw Motorrad per prima, con la mitica 80 GS) tentarono la carta del due cilindri tuttofare e Honda con la Transalp e l'Africa Twin si aggiudicò una larga fetta di mercato, con 'l'Africa' che si impose anche con la complicità delle vittorie ottenute nelle lunghe maratone africane. In realtà l'Africa Twin (come detto prima 650 e poi 750 cc di cilindrata) ha sempre rappresentato un felice mix di prestazioni, di affidabilità e comodità d'uso: oggi in tanti la rimpiangono; la Honda nel catalogo odierno ha già ottimi propulsori a due cilindri (il 500 parallelo, il sette e mezzo della serie NC) che potrebbero rinverdire i fasti di allora su un nuovo modello che potrebbe essere ulteriormente migliorato con la tanta elettronica di controllo (Abs, controllo di trazione, mappature, ecc.) che oggi ha saputo rendere docile, affabile e molto elastico anche il più recalcitrante bicilindrico.
Yamaha dovrebbe rilanciare la sua TDM: la casa dei tre diapason quest'anno ha ottenuto considerevoli numeri di vendita (in tutta Europa) con le nuove ottime MT-07 ed MT-09, a conferma che i moderni motori giapponesi, a due e a tre cilindri, sono in grado di soddisfare le ciclistiche più raffinate con potenza massima più che buona, trattabilità, consumi ridotti e costi di manutenzione più contenuti che in passato.
Alla Yamaha, sempre per la nuova TDM, basterebbe solo 'vestire' turisticamente il suo ottimo mtore tre cilindri frontemarcia (versione MT-09) togliendo però una buona dose di cavalli negli alti regimi di rotazione, a favore di una maggior coppia e trattabilità ai bassi e medi regimi.
Luca Scarpat



