Inchiesta Bahrain, i Nas di Brescia bussano a casa di Sonny Colbrelli

Perquisita lunedì scorso l’abitazione del ciclista campione bresciano. Sequestrato materiale, interessato tutto il team
Paolo Venturini

Paolo Venturini

Giornalista

Sonny Colbrelli, campione bresciano di ciclismo
Sonny Colbrelli, campione bresciano di ciclismo

L’inchiesta antidoping, partita nel 2021, che in queste ore sta scuotendo la Bahrain e il Tour de France, ha bussato lunedì mattina a casa di Sonny Colbrelli.

Il bresciano campione d’Europa, tesserato per il team del Golfo, anche se fermo da questa primavera per i ben noti problemi cardiaci, è stato svegliato nei giorni scorsi all’alba dai carabinieri dei Nas di Brescia, comandati dal maggiore Nunzio Stanco, che, in esecuzione di un mandato di Eurojust e delle magistrature competenti in materia hanno proceduto alla perquisizione domiciliare e sequestrato materiale informatico, cellulari e sostanze non ben precisate ad atleti e staff del team e mandate ad analizzare ai laboratori per stabilirne la natura e per ricercare indizi o prove.

Le perquisizioni non sarebbero avvenute solo a casa di Colbrelli, ma di tutti gli atleti del team, compreso il siciliano Damiano Caruso in gara al Tour. Coinvolte nelle perquisizioni le polizie di Italia, Francia, Belgio, Spagna, Croazia, Polonia e Slovenia. Per quanto riguarda l’Italia, sono intervenuti di Nas di Brescia, di Roma e di Ragusa. Europol, che ha coordinato i blitz, ha riferito in un comunicato di perquisizioni nelle stanze e nei magazzini di ciclisti e membri dello staff in 14 località: tre persone sono state interrogate oltre al team manager, l’osteopata e il medico sociale.

L’operazione, partita dalla procura di Marsiglia, risale ancora al Tour 2021 e aveva messo nel mirino il team arabo in seguito ad una segnalazione anonima. L’ipotesi di reato è «acquisto, trasporto, detenzione e importazione di sostanze proibite per l’utilizzo sportivo». Finora nessuna prova. Sulla vicenda, stigmatizzata dal team nei giorni scorsi con un duro comunicato che ha rimarcato le modalità con cui è avvenuto il blitz e il discredito che ne deriva per il team dopo un anno di indagini senza, pare, alcun riscontro.

Non è la prima volta che avvengono simili blitz in ambito ciclistico e stupisce tuttavia la contemporaneità con l’inizio del Tour quando l’attenzione mediatica è maggiore.

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