Il sogno di Franzoni: «Ho toccato la coppa, un giorno la alzerò»

Il rimpianto per non essere salito sul podio del superG: «Se mi lamento di un quinto posto, la strada è giusta»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

Giovanni Franzoni sulla pista di Kvitfjell alle finali di Lillehammer - Foto Epa Cornelius Poppe © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Franzoni sulla pista di Kvitfjell alle finali di Lillehammer - Foto Epa Cornelius Poppe © www.giornaledibrescia.it

Il salto mentale effettuato da Giovanni Franzoni sta nell’aver «normalizzato» certi risultati che ai più sono preclusi.

«Se mi lamento di un quinto posto nell’ultimo superG, allora significo che la stagione è andata bene. Sono contento, mi resta il rimpianto di non aver centrato nemmeno qui il podio di disciplina: volevo qualcosa in più per chiudere il cerchio nella velocità».

Atteggiamento

L’asticella è sempre più puntata verso l’alto e l’atteggiamento di questa ultima due giorni veloce a Lillehammer lo certifica. Sabato con commozione aveva commentato il mancato podio di disciplina, ieri ha accolto con un briciolo di amarezza la quinta posizione nel superG, anche in questo caso vinto da Dominik Paris (ottava vittoria complessiva a Kvitfjell per l’altoatesino). Il bresciano ancora una volta ha perso decimi preziosi nel finale, finendo a 86 centesimi dal capitano azzurro ed a mezzo secondo dal terzo posto. Sul podio con Paris finiscono gli austriaci Vincent Kriechmayr (+0’’07) e Raphael Haaser (+0’’38), gli uomini che vanno a completare anche il podio stagionale del supergigante alle spalle di Marco Odermatt (425). Kriechmayr finisce a 347 punti, Haaser a 301, Franzoni si ferma al quarto posto a 285 davanti a Paris (257).

«Magari l’anno prossimo potrò raccontare qualcosa di diverso. Dopo la gara - rivela Franzoni - c’era un delegato Fis con in mano la coppetta di specialità. L’ho vista e toccata. Ho pensato che un giorno mi sarebbe piaciuto tenerla tra le mani. Se mi lamento per questi obiettivi sfumati, significa che ho fatto una buona stagione e sono contentissimo. Però...».

Percorso

Però ora che è stata raggiunta un’altra dimensione, accontentarsi sarebbe un delitto. Anche con numeri da grande, quali sono quelli di Franzoni. Sapendo di non aver potuto sfruttare per il maltempo due ottime chance a Courchevel, il ruolino di marcia stagionale dice che Franzoni in superG su sette gare è stato due volte sul podio (terzo in Val Gardena, vittoria a Wengen), quattro volte nei dieci e una sola volta fuori dai quindici (diciannovesimo a Livigno). Un esempio di costanza. «In discesa partivo più dietro, in superG sapevo che era già meglio e sono stato costante, anche se non è facile per via che è una gara secca. Me la sono cavata bene e ho fatto grandi risultati su piste in cui avevo sempre fatto fatica. E ora riesco a capire quali risultati vanno bene e quali no: il quarto posto a Garmisch era ok, il quinto qui a Kvitfjell un po’ meno. Ma se quando arrivo appena fuori dal podio ci rimango male, allora la strada è giusta».

Ora ce n’è un’altra da percorrere, in gigante. «Spero in un bel piazzamento martedì. Sarebbe figo fare punti. Anche per il futuro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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