Per anni il traguardo più importante è stato lo striscione d’arrivo, tagliato per primo da professionista per almeno 73 volte (anche se lui assicura essere di più, comprendendo i numerosi circuiti ad ingaggio che sfuggono alla contabilità ufficiale). Stavolta però il traguardo è quello dell’età, con le 80 candeline che oggi Michele Dancelli di Castenedolo spegnerà in famiglia circondato dai figli e dai nipoti anche se a mancargli di più sarà il sorriso di Susy, sua compagna per oltre 40 anni venuta a mancare improvvisamente qualche mese fa. Un velo di malinconia che tuttavia non cancella quanto di grandioso ha compiuto nella sua vita d’atleta, a partire dalla vittoria alla Milano - Sanremo del 1970, il suo successo più iconico, quello che più di altri l’ha consegnato alla storia del ciclismo.
La vittoria più grande
«Nessuno credeva potessi vincere la Sanremo con una fuga solitaria da lontano - ricorda Michele - dal mio direttore sportivo Albani che mi rimproverò subito quando lasciai i compagni di fuga dopo il traguardo volante di Loano, alla televisione che non mi inquadrò mai nel mio tentativo con la telecamere fin sul rettilineo d’arrivo e neppure i miei avversari». Quel successo fece capire a tutti che Michele era un grande campione, ma fin dai suoi esordi con i professionisti il ragazzo di Castenedolo aveva dimostrato di aver stoffa.




