Famiglia, fidanzata, amici: l’impresa di Franzoni vista dal «clan»

Le lacrime, gli abbracci, le foto ricordo. Il piccolo mondo antico di Giovanni Franzoni era tutto lì, tra bordo pista e tribuna, pronto a guidarlo verso l’infinito e oltre, a varcare quella porta d’argento che apre a «SuperGio» le porte del paradiso dello sci.
Le sensazioni
Il paradiso non poteva attendere e silenziosamente prima e rumorosamente poi tutto il clan di Giovanni Franzoni era lì, ad attenderlo per poi proteggerlo ora che si è spalancata per lui la pista che può portare fino alla leggenda sportiva. Perché bisogna dirlo chiaramente: l’impressione che abbiamo tutti è questa non sia una cometa abbagliante che sta per lasciarci solamente la sua scia, ma è una stella destinata a brillare per molti anni a venire, ancora più luminosa.
Lo spera Giovanni Franzoni stesso, lo spera tutto quel gruppo che da quando si è sbloccato, ora prova ad accompagnarlo nelle occasioni più importanti. Sono lontani i tempi in cui mamma Irene, davanti alla tv, sgranava il rosario guardando il figlio nella velocità. A differenza di quanto a suo tempo fece Maria Grazia, che chiese al suo Alberto Tomba di rinunciare alla velocità, mamma Irene ha compreso la propensione del figlio e ieri era a bordo pista, in prossimità del traguardo, con le mani conserte insieme al marito Osvaldo.
Famiglia, fidanzata e amici
Hanno raggiunto la Valtellina nei giorni scorsi, ieri sulla pista Stelvio c’erano con loro anche gli amici Giorgio e Manuela. Ma tutta la famiglia di Gio era presente: il gemello Alessandro, che alla fine non ce l’ha fatta a resistere fino al superG ed ha rinunciato alle lezioni da maestro di sci a Campiglio per star vicino al fratello con cui ha condiviso, fino a un ottimo livello, la passione per la neve e per le gare.
Con lui c’erano la fidanzata di Giovanni, rimasta come sempre nell’ombra per il desiderio di protezione che lo stesso Franzoni ha chiesto nei suoi confronti, oltre agli amici speciali di Gio. «Quei tre-quattro che conosco fin da piccolo – ha ricordato anche l’altro giorno, riferendosi ai ragazzi conosciuti tra Campiglio e Falcade – quei pochi ma buoni per cui mi sento super fortunato».
Avevano delle maglie celebrative con il volto sorridente di Franzoni, c’è da credere che le cambieranno inserendo una foto con la medaglia. Sempre che sia solo una, visto che ci sono altre pagine da scrivere sempre qui a Bormio nelle prossime gare. Oltre a loro c’era pure zio Germano, di Nuvolento come papà Osvaldo, uno dei primi tifosi. Mai come mamma e papà, ovviamente, a cui Giovanni ha mandato un messaggio conciso prima delle gare: «Grazie, sono fiero di quanto fatto».
Il primo cittadino

Può esserlo senza dubbio, lo è anche il sindaco di Manerba – suo paese natale – Flaviano Mattiotti, che insieme alla compagna Sara ha voluto essere presente: «È stata un’impresa trovare un biglietto – dice – ma finalmente ho capito cosa significa vivere lo spirito olimpico, ancor più farlo per un nostro cittadino che ha colto una medaglia. Per noi è un orgoglio, una parola spesso usata ma anche spesso sottovalutata. È stata un’emozione fortissima, anche per i nostri cittadini che erano davanti al maxischermo: stiamo pensando se replicarlo per mercoledì. Manerba ha dimostrato ancora di essere una terra di sportivi e non sarà l’ultimo della nostra dolce cittadina».
Anche Mattiotti poi è riuscito ad entrare nel parterre per abbracciare Giovanni. Non prima, ovviamente, che lo facessero la madre in lacrime e un papà in visibilio. Abbracci, foto, festa grande. E poi protettivi, in albergo, sottraendo Franzoni ad una folla in delirio a caccia di selfie per consentirgli di mangiare. Cuore di mamma.
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