Fisichella: «Antonelli, un bimbo che vince in F1: Mondiale possibile»

Le lacrime che sgorgano dagli occhi di Andrea Kimi Antonelli racchiudono vent’anni di attesa: quella di vedere un italiano sul podio di Formula 1. Diciannovenne, bolognese, l’enfant prodige dei motori ha scritto la storia due volte in un weekend: pilota più giovane di sempre a conquistare una pole position, e primo italiano in due decenni a vincere un gran premio (in Cina). La sua emozione ha toccato tutti, ma in chi l’aveva preceduto risuona ancora più forte.
Giancarlo Fisichella vinse in Malesia, con la Renault, nel marzo del 2006. Da allora il vuoto, fino a oggi: «Dico finalmente, perché vent’anni sono troppi. Speravo che questo giorno arrivasse prima. Mi rende comunque molto felice, soprattutto perché a interrompere il digiuno è stato un pilota che ha qualità incredibili come Antonelli: questa vittoria non è frutto del caso. Mi ha riportato indietro nel tempo, ho rivissuto momenti incredibili del mio passato. Ho visto e rivisto l’abbraccio col padre: che emozione».
Cosa ricorda di quel trionfo in Malesia?
«Fu una gara complicata: il caldo, l’umidità, circuito tortuoso. Come Kimi feci pole position, giro veloce in gara, primo dall’inizio alla fine. Sembrava non finisse mai. Alla fine facemmo doppietta io e Alonso, una giornata memorabile per la Renault. Era la mia terza vittoria, quindi le sensazioni sono leggermente diverse da quelle che immagino provi Antonelli, ma ugualmente straordinarie: sei sulla vetta più alta del mondo. E poi ogni Gran Premio vinto ha un sapore speciale».
An emotional day for Kimi! 🥹#F1 #ChineseGP pic.twitter.com/PnhvRgTxbv
— Formula 1 (@F1) March 15, 2026
La vittoria in Cina accredita maggiormente Antonelli per il Mondiale?
«C’è un motivo se a diciotto anni corri per una scuderia importante come la Mercedes. L’hanno cresciuto bene: in tutti questi anni l’ho seguito, ha sempre fatto la differenza nelle categorie inferiori. Ora ha la macchina migliore e se la giocherà, per il momento con Russell. Soprattutto se gli metterà pressione come oggi. Ha il 50% di possibilità di giocarsi le gare e il Mondiale. Ma se chiuderà secondo non sarà un fallimento, anche perché ha meno esperienza rispetto al compagno di scuderia, che è uno dei migliori piloti in circolazione. Non ha nulla da perdere».
Cosa lo rende così speciale?
«Le sue doti di guida, la sua capacità di adattarsi a ogni pista, o di ricavare il meglio dalla macchina che guida. Poi c’è l’aspetto caratteriale: sta simpatico a tutti, è educato e sincero. Ci sono ragazzi che a diciannove anni sembrano già degli uomini: lui ha ancora l’aria del bambino, e per questo suscita ancora più curiosità e interesse».
Si rivede in qualche sua caratteristica?
«Caratterialmente siamo simili, in pista è invece difficile azzardare paragoni. Apparteniamo a due ere diverse: la sua generazione ha iniziato a correre in macchina a quindici anni, ci sono i simulatori. Un tempo serviva un po’ d’istinto in più. Di una cosa sono certo: potrà diventare un campione».
Run! Just run... 🏃
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Although no-one could catch Kimi on-track, it was a different matter at the team photo! 😅🍾#F1 #ChineseGP pic.twitter.com/tISAGSKEyl
Chiudiamo con lei: tra qualche settimana ci sarà la Mille Miglia, parteciperà ancora?
«Ci sarò, lo confermo. E spero vada meglio dell’anno scorso, quando mi si ruppe la macchina il primo giorno (ride, ndr). Vorrei poterla fare tutta, questa volta».
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