Due volate che non esaltano, ma neanche deludono. Al meeting di Savona il cronometro non si prende la scena, per via dell’eccessivo soffio di Eolo, ma il 10”01 di Marcell Jacobs, aiutato da un vento oltre il limite a +2,7 m/s, è comunque una liberazione.
Il terzo posto in finale non regala scintille, ma porta in dote un bicchiere mezzo pieno. Due gare in un’ora e mezza senza intoppi fisici, la batteria chiusa in 10”11 con vento a +2,6 e poi la finale da terzo dietro al britannico Romell Glave (9”88) e al colombiano Ronal Longa (9”98). Tempi non esaltanti ma che per Jacobs valgono, perché dopo mesi complicati, stop, dubbi e un motore da rimettere insieme, la notizia è che il campione olimpico di Tokyo è tornato a correre.
Sensazioni
Appena tagliato il traguardo, il volto del desenzanese è sereno, la soddisfazione non nasce dal piazzamento ma dalle sensazioni: «Sono contentissimo di essere tornato a correre in Italia – ha raccontato –. Essere uscito integro da queste due gare è già importante».
Dentro quella parola – integro – c’è probabilmente tutta la sua ultima stagione. Il fisico fragile, gli acciacchi, la rincorsa continua a una condizione che sembrava sfuggire. A Savona invece Jacobs ha ritrovato normalità: blocchi, accelerazione, lanciato. Non ancora il miglior Marcell, ma un atleta che sente di nuovo il controllo del percorso.
Il tempo, del resto, non era la priorità. «Non era l’obiettivo di adesso, abbiamo visto che dobbiamo sistemare qualcosa soprattutto nel finale, ma fino ad agosto c’è tempo». E nel suo sguardo c’era l’atteggiamento di chi usa la pista come un laboratorio: «L’importante in finale era migliorare qualche aspetto rispetto alla batteria. La partenza l’ho vista nettamente migliore, anche la gestione della gara in generale. Si vede che ancora mi manca un po’ di lavoro, ma è proprio nelle competizioni contro gli avversari che riesco a capire ciò che in allenamento devo ancora sistemare».
Passo dopo passo
Savona, in fondo, per Jacobs non è mai stata una tappa qualsiasi. «Abbiamo rotto il ghiaccio, sono contentissimo di essere qui». Un luogo quasi rituale per ripartire, davanti a un pubblico che continua ad aspettarlo con l’affetto riservato ai campioni. E il ritorno di Paolo Camossi accanto a lui ha riacceso qualcosa anche dentro la testa, non soltanto nelle gambe.
«Con Paolo va benissimo, da quando abbiamo ricominciato a collaborare ho ritrovato il fuoco dentro». Il resto verrà: questa è la convinzione del gardesano, che guarda già alla lunga estate che porta a Birmingham. «L’oro europeo? Non c’è due senza tre…». Una frase buttata lì con il sorriso ma che chiarisce perfettamente l’ambizione. Dopo Berlino e Roma, Jacobs vuole ancora dominare il vecchio continente.
Per riuscirci, la strada sarà correre forte. «La programmazione prevede tante prove. Il 4 giugno avrò il Golden Gala, poi altre tappe ancora da decidere».
Gli altri bresciani
Nei 110 ostacoli quarta Elena Carraro con 12”94, nei 200 quarto Andrea Federici con 20”93.



