Andrea Pia, il ritorno sul campo e dai «suoi» ragazzi dell'hockey su prato

In tutti questi anni non si erano mai persi di vista, qualcuno di loro gioca ancora e così - in un torneo estivo - hanno messo su una squadra dedicata al tecnico che li ha lanciati ai vertici dell’hockey su prato giovanile, chiamandola col suo nome. Era dal 2013 che Andrea Pia aveva lasciato il club, stremato da giornate non semplicissime. «Come le passavo - spiega -? Sono macchinista delle Ferrovie e mi svegliavo alle 3 per guidare il treno delle 4.38 diretto a Milano. Rientravo a casa nel primo pomeriggio, mi buttavo a letto un paio d’ore e poi andavo al campo, prima a seguire i ragazzi e poi ad allenarmi con la prima squadra. Così ho deciso di staccare».
«I ragazzi di Pia»
La cosa sembrava definitiva. Poi, proprio quella sera, guidato da un misterioso presagio, Andrea tornò nell’impianto di via Giotto. «Non avevo più seguito partite - ammette - nemmeno il televisione o sul web».
E così scoprì che una squadra si chiamava I ragazzi di Pia, ed era persino sfilata con uno striscione dedicato a lui. «Per me è stato un momento di grande emozione - ricorda -. È stato il riconoscimento al lavoro di quegli anni».

Scudetti vinti quasi ogni stagione nell’Under 12 con la squadra mista, nell’Under 14 con i ragazzi, portati poi al secondo posto quando diventarono Under 16 prima della storica doppietta: campioni d’Italia Under 18 sia su prato sia su indoor. Grazie a questo formidabile scopritore di talenti, nel quartiere di San Polo si è accesa la passione per l’hockey prato e - sulla scia del lavoro di quegli anni - dal 2018 la prima squadra del Cuscube milita in A2 ed è composta quasi esclusivamente da atleti di casa. Ma i colpi di scena quella sera, non erano ancora finiti. «Fu più forte di me, vidi i ragazzi in difficoltà e allora dalle gradinate lanciai qualche consiglio». Scena non sfuggita al presidente Mario Vinai che in tempo reale, in accordo col team manager Ernesto Bertoglio, gli lanciò la proposta di tornare in società, stavolta per allenare la prima squadra. «Ho risposto col cuore, più che col cervello». E alla ripresa dell’attività agonistica, rieccolo su una panchina.
Di nuovo in panchina
L’ultimo, per la squadra della nostra città, è stato un annus horribilis. Un torneo breve composto da sole sei squadre l’ha costretta a inseguire subito dopo le prime sconfitte. Poi sono arrivati seri infortuni a elementi importanti e quindi la beffa finale di un ultimo turno non giocato in contemporanea, che consegnò al Galatea la possibilità di scendere in campo la domenica dopo aver già conosciuto il risultato (3-3) della partita del sabato fra Rassemblement Torino e Brescia. I catanesi batterono un Genova ormai salvo condannando il Cuscube alla retrocessione, subito cancellata da un ripescaggio.

«La ferita, però, è ancora aperta - spiega Pia -, i nostri ragazzi sono molto legati alla squadra e non hanno ancora assorbito quella delusione». Il tecnico ha il vantaggio di conoscere alcuni di loro, suoi ex allievi delle giovanili, come Cristian Resconi, Luca Pasini, Michele Billante, in attesa che tornino Luca Marizzoni e Osvaldo Bianco. «Come li ho trovati? Il rapporto è cambiato, sono cresciuti come giocatori e come uomini. Fin dai primi allenamenti mi sono reso conto che tutto il gruppo ha un potenziale straordinario e sa esprimere un hockey di livello. Ora si tratta di ritrovare le certezze perdute, nello sport le convinzioni contano più delle capacità».
Ritrovato entusiasmo
Il ritorno di Andrea ha subito riacceso l’entusiasmo, lo si è visto dalle prime partite di Coppa Federale. Il tecnico scende in campo prima della partita e durante l’intervallo con una lavagnetta per mostrare i movimenti da eseguire. Nei giorni successivi si rivede più volte al video le gare ed è in costante contatto via Wathsapp con i giocatori, facendoli sentire tutti importanti. «Ho scoperto che per me l’amore verso l’hockey è inestinguibile». Quando lo sente parlare così, al presidente Mario Vinai brillano gli occhi. «Con Andrea la squadra svolterà - afferma sicuro -, in primavera lo aiuteremo con l’innesto di uno straniero. C’è solo un modo per dimenticare il vecchio campionato: vincere il prossimo».
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