Spazio animali

Emergenza gatti randagi: «Servono convenzioni con i Comuni come per i cani»

L’appello di Flavio Fisogni, presidente dell'Atar di Brescia, per estendere anche ai felini la rete di soccorso e assistenza
Daniela Affinita
Felini in un gattile - © www.giornaledibrescia.it
Felini in un gattile - © www.giornaledibrescia.it

Il fenomeno del randagismo felino è sempre più evidente anche sul territorio bresciano. I gattili sono pieni, le segnalazioni aumentano e ogni giorno associazioni e volontari si trovano davanti a situazioni difficili da gestire: gatti abbandonati, cucciolate trovate per strada, animali feriti o semplicemente lasciati senza una possibilità concreta di essere accolti. A lanciare un appello alle istituzioni è Flavio Fisogni, presidente di Atar (Associazione tutela animali randagi), che chiede un cambio di passo nella gestione del problema: creare anche per i gatti un sistema di convenzioni tra Comuni e strutture di accoglienza, come già avviene da tempo per i cani.

Gattili pieni

«Quando un cane viene trovato vagante sul territorio – spiega Fisogni – esiste un percorso preciso: viene recuperato, portato al canile sanitario e poi trasferito nella struttura convenzionata con il Comune dove è stato trovato. Per i gatti, invece, questo sistema praticamente non esiste, se non in pochissimi casi». Una differenza che oggi pesa molto sulla gestione degli animali abbandonati che sono in continuo aumento. «I gattili sono pieni e quando una struttura arriva al limite non può più accogliere nuovi animali. Ma il problema non è solo il posto: ci sono anche i costi delle cure veterinarie, delle visite, delle sterilizzazioni, dei farmaci e del mantenimento quotidiano».

Secondo il presidente di Atar, una convenzione con i Comuni permetterebbe di affrontare il fenomeno in modo più strutturato: «Non chiediamo qualcosa di impossibile, chiediamo di applicare anche ai gatti un modello che per i cani ha già dimostrato di funzionare». Uno degli ostacoli principali resta una vecchia convinzione: quella secondo cui il gatto, a differenza del cane, riuscirebbe sempre a sopravvivere autonomamente. «C’è ancora l’idea che il gatto possa arrangiarsi – sottolinea il Presidente Fisogni – ma non è così: un cucciolo abbandonato, un animale malato o un gatto domestico lasciato improvvisamente per strada possono trovarsi in una situazione drammatica. Succede spesso che un cittadino trovi un gatto, lo raccolga e poi cerchi aiuto, ma senza una rete organizzata diventa difficile dare una risposta. Le persone non possono essere lasciate sole davanti a queste emergenze».

Aumentano i casi di gatti randagi da soccorrere - © www.giornaledibrescia.it
Aumentano i casi di gatti randagi da soccorrere - © www.giornaledibrescia.it

L’appello

Questo genera il rischio delle colonie feline fuori controllo. «Molte persone danno da mangiare ai gatti perché hanno sensibilità e non riescono a lasciarli senza cibo. È comprensibile, ma se manca una gestione coordinata il numero degli animali aumenta rapidamente – ricorda Flavio – un gruppo di pochi animali può trasformarsi in poco tempo in una colonia numerosa. Servono sterilizzazioni, controlli e un progetto di gestione. Senza un intervento organizzato il fenomeno del randagismo continua a crescere».

Da qui nasce la richiesta rivolta direttamente all’amministrazione comunale. «Il nostro appello è al Comune di Brescia: sarebbe importante iniziare un percorso per arrivare a una convenzione con i gattili, non è solo una questione legata alla tutela degli animali, ma anche alla gestione del territorio». Secondo Atar, una collaborazione strutturata tra istituzioni e associazioni potrebbe portare benefici concreti. «Con una convenzione le strutture potrebbero organizzarsi meglio, avere maggiori strumenti per curare gli animali e rispondere alle richieste dei cittadini. Allo stesso tempo il Comune avrebbe un sistema più efficace per affrontare il problema. Per i cani, grazie alle convenzioni, la situazione negli anni è migliorata molto. Oggi nei canili sanitari il numero degli animali presenti è decisamente più contenuto rispetto al passato. Perché non provare a fare lo stesso anche con i gatti?».

Il messaggio finale del presidente Atar è chiaro: serve un riconoscimento anche per il mondo felino. «I gatti non possono essere considerati animali di serie B. Anche loro hanno bisogno di una rete di protezione: dietro ogni animale abbandonato c’è una situazione di sofferenza, ma anche un problema che riguarda tutta la comunità. Una convenzione con i gattili sarebbe un passo avanti importante: meno randagismo, meno emergenze e più tutela per gli animali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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