Scuola

Lezioni multimediali, quiz, letture: sfruttare bene l’AI si può

Il professor Matteo Asti del Luzzago è contro l’uso scorretto dell’AI: «I ragazzi guidati verso le vere potenzialità»
Al Luzzago l'AI per illustrare la Divina Commedia
Al Luzzago l'AI per illustrare la Divina Commedia
AA

L’intelligenza artificiale è già di casa nelle lezioni di Matteo Asti, professore di Letteratura italiana e latina al Liceo Luzzago di Brescia. Sua è stata, infatti, l’idea di chiedere ai programmi che generano immagini con l’AI di «fotografare» specifiche scene raccontate da Dante nella Divina Commedia.

Il progetto «mi ha aiutato a far capire ai ragazzi come funziona l’intelligenza artificiale. Concretamente – spiega – hanno avuto modo di rendersi conto che questi sistemi rielaborano ciò che già esiste restituendo risultati che risentono di stereotipi».

Convivere con la tecnologia

Secondo il prof. Asti non si può rifiutare la tecnologia e nemmeno adeguarsi, passivamente, alla stessa. Bisogna «trovare un modo per convivere con essa. Un modo – sottolinea – che sia funzionale all’apprendimento. Come me sono già tanti i docenti che usano l’intelligenza artificiale per esempio per preparare le lezioni, generare quiz, trovare fonti interessanti in modo veloce o fare collegamenti con altre discipline. Agli studenti è importante spiegare che l’AI può facilitare il lavoro, ma non può sostituirsi a noi: serve sempre un esperto esterno in carne ed ossa che sappia interrogare il sistema, con prompt il più possibile completi ed efficaci, e valutare ciò che restituisce».

Moltissimi giovani ricorrono già all’intelligenza artificiale, anche per fare i compiti. «La usano – spiega il prof. Asti –, ma ne sanno poco: hanno bisogno di approfondirne la conoscenza, capirne le vere potenzialità e i pericoli». Affinché non interroghino l’AI in maniera inopportuna, per fare esercizi, ricerche o testi al posto loro, «il ruolo degli insegnanti – conclude – è quello di spiegare ai ragazzi a cosa servono davvero i compiti e quanto sono importanti».

Come usare l’AI

«Suggerisci attività didattiche per insegnare le leggi di Newton agli studenti delle scuole superiori». Oppure «genera una lista di letture aggiuntive per approfondire la letteratura del periodo Illuminista». Ma anche «trova risorse multimediali per spiegare la Rivoluzione Francese in modo coinvolgente». Sono esempi di «prompt» (domande ben dettagliate) che i docenti possono porre ai modelli di AI come Chat Gpt. Ad elencarli sono le linee guida regionali.

L’intelligenza artificiale, infatti, può essere usata per preparare le lezioni (chiedendo, ad esempio, dei giochi per insegnare le frazioni alle medie) o fare valutazioni (generando domande aperte per una discussione in classe sull’energia rinnovabile o un quiz di matematica con 15 domande a scelta multipla). Può essere uno strumento utile per personalizzare l’apprendimento: si può chiedere un piano di studi per un alunno con difficoltà nella comprensione dei testi o una lista di risorse e letture aggiuntive per un compagno interessato ad approfondire ulteriormente una tematica. Lo studente non impara nulla se chiede all’AI di fare un esercizio, una versione o un tema al posto suo. Può però usarla per stilare piani di studio in vista di un esame o trovare materiali che lo aiutino a comprendere meglio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.