La mostra sui santi finisce col selfie sotto l’aureola. L’hanno voluta le due studentesse del Golgi che hanno collaborato con il ricercatore Leonardo Rossi per l’allestimento di «Santi, ma non troppo», all’Archivio storico diocesano fino al 2 novembre. Accanto alla postazione – sfondo nero, la circonferenza fluorescente in cima – un pannello richiama il significato del percorso e dunque anche di quell’ultima tappa. Nessuna banalizzazione, insomma, ma la possibilità di un sorriso che alleggerisce, rendendo più fruibili temi sostanziosi, soprattutto da parte dei giovani. Sono anni, del resto, che l’Archivio storico di via Gabriele Rosa 30 dialoga con loro. Nel corso di esperienze di Formazione scuola-lavoro e non solo.
Porte aperte
«Abbiamo cominciato nel 2016 – racconta la direttrice Lucia Signori – nel contesto dell’evoluzione del nostro archivio e, più in generale, di tutti gli archivi storici diocesani: luoghi di salvaguardia di materiali e di ricerca, certo, ma anche di una valorizzazione rivolta a tutta la cittadinanza, ovvero di memoria condivisa con la comunità civile. Porte aperte, quindi, e attenzione alla didattica, perché trasmettere ai giovani un metodo di ricerca significa farli crescere».

Da allora, in via Gabriele Rosa sono passati centinaia di studenti: dalla scuola primaria a secondarie di secondo grado anche molto diverse tra loro, come per esempio l’Istituto Golgi e il Liceo Arnaldo: «Da tutte, però, arrivano grandi soddisfazioni – testimonia Signori -: all’inizio per gli studenti non è semplice entrare nel nostro mondo, ma quando capiscono come funziona si appassionano tanto che arrivano a fare anche più di quello che viene loro richiesto».
Per esempio il video girato a sorpresa dai ragazzi del Golgi che hanno partecipato con i colleghi dell’Arnaldo all’ultimo progetto di Fsl, inserito nel più ampio progetto diocesano Mab (Museo Archivio Biblioteca) dal titolo «Parole che dividono, memorie che uniscono».
L’esperienza di Formazione scuola-lavoro è partita dal «Giornale di prigionia» raccolto da padre Giacomo Pifferetti durante la seconda guerra mondiale per trattare sotto la guida attentissima della pedagogista Chiara Cerrito i temi dell’hate speech e della cancel culture, arrivando a riflettere sui bias cognitivi del passato e del presente: «un lavoro da storici e anche un lavoro su se stessi», commenta Signori. Aggiungendo un ricordo significativo: «Alla fine del percorso, una studentessa di religione musulmana ha chiesto a Chiara se poteva abbracciarla».

Scuola-lavoro e molto altro
L’elenco delle iniziative didattiche realizzate dall’Archivio storico diocesano è lungo: si va dalla storia dell’arte (la direttrice è anche titolare di un laboratorio frequentato dai futuri insegnanti nell’ambito del corso di laurea di Scienze della formazione primaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore) ai percorsi giubilari (storico-culturali e religiosi), dalla storia delle donne alla demografia e società a partire dai duplicati anagrafici (gli originali sono sparsi nelle parrocchie) del periodo lombardo-veneto: in via Gabriele Rosa ne sono conservati 1.400 faldoni, attualmente sottoposti a un grosso lavoro di digitalizzazione.
«I nostri materiali non sono così settoriali come si potrebbe credere – osserva la direttrice -; danno anzi l’occasione di scoprire la storia del territorio attraverso i documenti. Un’occasione ancor più preziosa oggi, al tempo dell’intelligenza artificiale, in cui si tende a fare l’esatto contrario».
La durata della Fsl varia: può essere di due settimane o anche solo di una giornata, come per esempio nel caso dei laboratori in cui gli alunni della primaria scoprono che cos’è un archivio.
La mostra
Per realizzare tutto questo, l’Archivio storico diocesano conta, oltre che sulle proprie forze e sul proprio palpabile entusiasmo, su collaborazioni esterne: con la guida turistica o l’insegnante di storia dell’arte in pensione o, ancora, lo stesso ricercatore che con competenza e passione ha curato la mostra «Santi ma non troppo», esempio a sua volta di una sinergia cui partecipano, oltre all’Archivio, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Eidola (Study Centre Materiality, Cognition and History of Religion) e, come si diceva, Istituto Golgi.

La mostra può essere visitata il lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 13, il mercoledì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 17. Su richiesta è possibile essere anche accompagnati dal curatore attraverso quello che si presenta come un «dietro le quinte della santità tra devozioni, memorie e fonti archivistiche». Perché in via Gabriele Rosa si entra davvero nei documenti, e nulla rimane sotto la polvere.




