Brescia nella rete Unesco per l’educazione: è una «learning city»

La città vuole promuovere la formazione come motore di benessere e sviluppo sostenibile
Formazione di studenti in visita nelle domus romane
Formazione di studenti in visita nelle domus romane
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Brescia è entrata a far parte della rete internazionale di 425 città di 91 paesi «Global network of learning cities» di Unesco. E così, dopo tante azioni di diversi enti e realtà e una lunga tradizione educativa, la nostra città, da dicembre, si trova a condividere l’impegno «a promuovere l’apprendimento permanente come risorsa essenziale per la coesione sociale, lo sviluppo sostenibile e il benessere della comunità». Tutto parte dall’assunto che «i cittadini – si legge sul sito Unesco – che acquisiscono nuove conoscenze, abilità e attitudini sono meglio attrezzati per adattarsi ai cambiamenti sociali e ambientali».

Il percorso

Brescia, quindi, si è candidata e poche settimane fa è arrivato il «riconoscimento per quanto fatto e per l’impegno» come è stato ribadito più volte ieri in Loggia durante la conferenza stampa durante la quale è stato illustrato il progetto e gli obiettivi futuri. Il primo è «unire i soggetti che sul territorio lavorano per l’educazione dato che – ha detto l’assessora all’Istruzione Anna Frattini – la nostra città è ricca di enti e realtà di questo tipo».

«Quella di entrare nelle "Global network of learning cities" per noi era un’ambizione e ci siamo riusciti con un gioco di squadra – ha detto la sindaca Castelletti –. Sarà una grande responsabilità». Si punta sul lavoro pregresso, la continua innovazione in ambito sociale e si ha l’ambizione di restituire organicità a un ambiente educativo segmentato, valorizzando le esperienze e i saperi per «intel-leggere i tempi».

Gli obiettivi

La Loggia ha individuato, per veicolare il messaggio, un’immagine, quella di un tempio romano, con fondamenta, colonne e l’architrave: le fondamenta sono rappresentate dalla volontà di consolidare promozione e monitoraggio delle iniziative, estensione della partecipazione degli stakeholders e potenziamento di mobilitazione e utilizzo delle risorse; i pilastri sono promozione dell’apprendimento inclusivo, estensione delle moderne tecnologie e ampliamento della qualità degli apprendimenti. L’architrave sono i benefici per la città che sono maggiore coesione sociale e promozione della partecipazione pubblica. L’adesione alla rete Unesco per Brescia vuol dire ampliare anche la possibilità di scambio con altre realtà urbane;entro marzo, infatti, è previsto il primo incontro con le altre città italiane dell’apprendimento come Torino, Fermo, Palermo, Trieste, Reggio Calabria e Cividale del Friuli.

La rete locale

Non a caso ieri in Sala Giudici erano presenti anche Francesco Castelli, rettore dell’Università degli studi e titolare della cattedra Unesco «Training and empowering human resources for health development in resource-limited countries» e Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della formazione in Università Cattolica e titolare della cattedra Unesco «Education for human development and solidarity among peoples».

«Questo progetto – ha detto Simeone, tra i primi ad aver pungolato l’Amministrazione sul tema – ci dice della forza dell’educazione». E Castelli ha aggiunto che «non sono molte le province che possono vantare quattro istituzioni in ambito Unesco (le due cattedre, il sito «I Longobardi in Italia» e quello delle incisioni rupestri in Valcamonica)».

Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei, ha sottolineato come «il patrimonio non è solo il luogo dove accogliere le persone che vogliono formarsi, ma anche strumento e servizio».

Ora è tempo di valorizzare le varie azioni sul territorio, tra le tante le strade scolastiche, un aggiornamento con l’Università sull’Agenda 2030 e il progetto «La scuola al centro del futuro: la rigenerazione dell’area sud-ovest di Brescia parte delle scuole». Sul sito del Comune si può trovare il dossier completo della candidatura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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