«Alla Marco Polo le aura battle non sono ammesse». Non perché le vietino i docenti: «Siamo noi a pensare che siano una roba senza senso». A dirlo è Gianluca, 18 anni, che frequenta l’ultimo anno del liceo cittadino. La voce che è girata in questi giorni – che un istituto bresciano abbia messo al bando queste battaglie di stile che spopolano sul web e che ricordano molto le breakdance battle di un paio di decenni fa – non riguarda quindi la Marco Polo. Ma l’istituto Tartaglia Olivieri sì. Perché se alla Marco Polo di aura battle non se ne vedono – così come al liceo Enrico Fermi di Salò, al Fortuny Moretto o alla Scuola Bottega Artigiani in città – nei giorni scorsi i ragazzi del liceo artistico Olivieri (lo conferma uno studente dell’istituto) si sono sfidati a colpi di mosse apparentemente senza senso, diffondendo poi il video sui social.
Il video è diventato virale: si vedono due ragazzi che si cimentano in diversi stili e gesti-meme, a un certo punto con movenze celentanesche, e che alla fine si abbracciano decretando il vincitore. La macchina del contenimento si è attivata subito. Prima di tutto per la privacy: nel video compaiono minorenni, ma anche professori, in orario scolastico. Ma in generale perché – come si legge in una circolare – per la scuola si tratta di «spiacevoli episodi di assembramento legati a sfide social».
La circolare
«In questi ultimi giorni si stanno verificando spiacevoli episodi di assembramento legati a sfide social (cd. “aura battle”), durante i quali gli studenti utilizzano i telefoni cellulari per effettuare riprese video all'interno del plesso, per poi pubblicarle sui social media senza alcuna autorizzazione. Si ricorda che tale condotta integra una pubblicazione illegittima di immagini di minori e di spazi afferenti a una Pubblica Amministrazione», recita una circolare inviata a genitori, studenti, docenti e personale Ata e firmata dalla dirigente scolastica Cristina Fontana. «Rilevata la mancanza di senso di responsabilità di diversi studenti e la creazione di assembramenti potenzialmente pericolosi – dice poi – per tutta la settimana in corso le pause di socializzazione (ricreazione) si svolgeranno esclusivamente all’interno dell'aula della terza ora di lezione, sotto la diretta vigilanza del docente in servizio nell’ora medesima».
Le conseguenze non riguardano però solo i ragazzi e le ragazze. La dirigente scolastica parla anche di una querela: «Informo che nella giornata di sabato – spiega – ho dovuto invitare una nota pagina Instagram affinché rimuovesse il video, che ciononostante è stato diffuso da pagine personale su Tiktok e e Instagram. Da oggi mi recherò direttamente dalle Forze dell’Ordine a sporgere querela».
«Un confronto innocuo»
La vice circolata ha aperto il dibattito tra le scuole della città e della provincia. «Da noi non avvengono, ma le vedo online», conferma Marco Tarolli, dirigente del Fermi di Salò. «Mi colpisce il fatto che esprimano il bisogno dei ragazzi di condividere qualcosa, di trovare un elemento comune, e che in questo momento storico questo terreno comune lo mutuino da ciò che vedono online. È un aspetto che mi impressiona: come si vede anche nelle manifestazioni francesi, i ragazzi hanno voglia di qualcosa che permetta loro di stare insieme, di esprimere bisogni comuni attraverso un elemento che li unisca. Un bisogno che, in questo caso, viene ridotto a qualcosa che passa dai social». Tarolli capisce le preoccupazioni dei colleghi per gli assembramenti (in America Latina ci sono già Paesi che hanno vietato le aura battle nelle scuole pubbliche), «ma ritengo che siano confronti innocui e incruenti, divertenti anche per chi guarda. Meglio delle risse, no? E poi se ci pensiamo tempo fa c’erano il Gangnam style, la breakdance, l’hip hop.. Ho visto anche insegnanti partecipare, peraltro». Come, ad esempio, il preside del liceo Pavie di Guingamp, in Francia.
Ciò che sottolinea Tarolli, dunque, è la natura post-contemporanea della tendenza: «I contenuti nascono sui social e tornano sui social. Il problema è proprio questo: i ragazzi riprendono le scene perché sembra che ciò che fanno acquisisca consistenza soltanto quando viene pubblicato online».
«Sospensione subito»
Di diverso parere è Anna Maria Gandolfi, dirigente della Scuola Bottega Artigiani di Brescia. «Non ne ho sentito parlare né dai ragazzi né dai coordinatori delle cinque sedi. Rispetto al periodo post Covid, tra il 2021 e il 2023, non si stanno verificando episodi di risse organizzate appositamente per creare aura (come nel caso di due ragazzine di Vobarno). Ma di certo questo è fenomeno che può creare un clima di incitamento. Anche se non si tratta di litigare, si vuole attirare l’attenzione su di sé, con un pubblico attorno che decreta il vincitore. In ogni caso per ora non abbiamo riscontrato nulla. Per noi, al momento, non è un problema».
Se però il fenomeno arrivasse anche nei corridoi della scuola bottega, Gandolfi avrebbe già la soluzione pronta. «Da noi ci sono i sorveglianti. Se i ragazzi si spingono, devono intervenire». E anche se le aura battle non prevedono spinte (di solito la sfida è a distanza di sguardo), «interverremmo comunque immediatamente. Sono due persone che attirano attorno a sé un gruppo. Quando si crea un assembramento, i docenti hanno il dovere di intervenire subito. A scuola non succede, ma se intercettassimo episodi simili all’esterno, interverremmo anche in quel caso. Per noi è una questione di immagine dell’istituto. Richiameremmo i ragazzi, cercheremmo di far capire loro la situazione e contatteremmo i genitori. Non potremmo sospenderli per un episodio avvenuto fuori dalla scuola, ma abbiamo comunque la responsabilità di dialogare con loro. Se accadesse all’interno dell’istituto, invece, li sospenderemmo. Da quest’anno scolastico applichiamo la sospensione attiva prevista dalle linee guida della Regione Lombardia per i Cfp: i ragazzi non restano a casa, ma svolgono attività con associazioni di volontariato o oratori. L’obiettivo è aiutarli a comprendere il proprio comportamento, l’errore commesso e le sue conseguenze».




