«Tumore al pancreas, il nemico nascosto che si scopre spesso tardi»

Nel 2024 in Italia sono stati stimati oltre 13.500 nuovi casi di tumore al pancreas, una patologia che resta tra le più difficili da diagnosticare e trattare. A fare il punto è Vittorio Ferrari, oncologo bresciano e consigliere della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori).
Quali sono le principali cause o i fattori di rischio che possono favorire l’insorgenza del tumore al pancreas?
Il tumore al pancreas può essere favorito da diversi fattori di rischio, legati sia allo stile di vita sia a condizioni personali o professionali. Tra i principali rientrano il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di alcol, l’obesità e la sedentarietà. A questi si aggiunge la familiarità, che può aumentare la probabilità di sviluppare la malattia. Un ruolo rilevante è riconosciuto anche all’esposizione prolungata, per motivi di lavoro, a sostanze potenzialmente nocive come pesticidi, cadmio, arsenico, amianto, Ddt e ftalati.
Perché questa malattia è considerata particolarmente pericolosa e difficile da diagnosticare in fase precoce?
È una malattia particolarmente insidiosa perché nelle fasi iniziali tende a manifestarsi con sintomi vaghi e poco specifici. Possono comparire dolori addominali non ben localizzati, talvolta accompagnati da un aumento dei valori della glicemia o dall’insorgenza del diabete, che in alcuni casi rappresenta la prima conseguenza della presenza del tumore. L’ittero, invece, è un segnale che di solito emerge quando la patologia è già in fase più avanzata. Questo andamento clinico, unito all’assenza di un esame di screening semplice e affidabile, capace di individuare precocemente la malattia con un basso rischio di falsi negativi, rende più complessa una diagnosi tempestiva.
Quali sono oggi le opzioni di trattamento più innovative?
Le terapie sono sempre più mirate e in continua evoluzione. Basti pensare che qualche anno fa nessun paziente sopravviveva a cinque anni dalla diagnosi, mentre oggi si registrano percentuali che iniziano a diventare significative. La ricerca sta sperimentando nuovi farmaci a bersaglio e, in presenza di mutazioni genetiche, è possibile ricorrere a trattamenti specifici.
Quanto incidono la diagnosi tempestiva e la presa in carico multidisciplinare sulle possibilità di cura e sulla qualità della vita dei pazienti?
Incidono in modo determinante. L’approccio multidisciplinare è fondamentale: servono oncologo, radioterapista, chirurgo, radiologo, anatomopatologo, internista e medico di medicina nucleare. Il confronto tra specialisti consente di definire, caso per caso, il percorso terapeutico più appropriato: chirurgia immediata, esclusione dell’intervento oppure chemioterapia iniziale seguita da un’eventuale operazione.
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