Poliambulanza, cesareo con papà e cura delle gravidanze ad alto rischio

Creare da subito un legame profondo, con la speranza che il piccolino diventi «un individuo sicuro perché ha la certezza che i suoi genitori gli vogliono bene». Così Paolo Villani, direttore dell’Unità di Terapia intensiva neonatale e Neonatologia, spiega il senso di una novità appena introdotta in Poliambulanza: l’opportunità «in caso di parto cesareo programmato e non d’urgenza», precisa il collega Federico Quaglia, al timone dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia, di far entrare in sala operatoria il papà. Che, senza disturbare ovviamente l’intervento, può così assistere a un momento unico del quale ricorderà per sempre ogni dettaglio.
«Una volta – racconta il dottor Quaglia – il bambino veniva affidato subito alla Neonatologia per la valutazione immediata alla nascita. Ora, per favorire il legame, viene appoggiato sulla pelle della mamma applicando la tecnica "skin to skin". Dal primo giugno anche il papà può essere presente alla nascita e in questa importante fase».
Centro di Medicina materno fetale
In Poliambulanza l’anno scorso sono nati 2.683 bambini (il 2,2% in meno del 2023) dei quali 692 (il 6,8% in più dell’anno prima) con parto cesareo. E da maggio l’ospedale è entrato ufficialmente nella rete regionale dei Centri di Medicina materno fetale (Mmf), in virtù del via libera concesso dalla Direzione generale Welfare di Palazzo Lombardia a seguito della verifica positiva condotta da Ats Brescia. Questo riconoscimento – che nella nostra provincia vanta anche il Civile – testimonia «la piena aderenza della nostra Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia – spiega il dottor Quaglia – ai criteri strutturali, clinici e organizzativi definiti dalla normativa regionale, in particolare per la presa in carico multidisciplinare e in emergenza di gravidanze ad alto rischio ostetrico, patologie materno-fetali complesse e casi che richiedono una continuità assistenziale integrata tra madre e neonato».

Nel dettaglio, come si legge sulla delibera che disciplina il riconoscimento (che in Lombardia certifica l’attività di una dozzina di presidi come il Policlinico San Matteo di Pavia e il Niguarda di Milano), l’ospedale di via Bissolati ha tutte le carte in regola per prendere in carico gravidanze con problematiche come «la placenta previa centrale già diagnosticata per rischio di accretismo prima del termine, la placenta accreta e patologie malformative o disfunzionali fetali necessitanti di assistenza neonatale intensiva a qualunque epoca di gestazione». L’attività degli Mmf eroga, infatti, «assistenza a donne con patologie complesse – si legge nella delibera – ad alto rischio ostetrico e richiede elevati livelli di competenza ed esperienza multidisciplinare». Per il direttore generale della Poliambulanza Marcellino Valerio questo titolo «conferma la qualità del nostro modello organizzativo e la solidità di una collaborazione istituzionale – spiega – orientata allo sviluppo della sanità lombarda, fondata su responsabilità e visione condivisa».
Un percorso virtuoso
Angelo Meloni, direttore sanitario della Fondazione, aggiunge che il riconoscimento «rappresenta l’ultima fase di un percorso iniziato decenni fa che ha visto il nostro ospedale crescere e consolidare la propria posizione strategica nella Lombardia Orientale in associazione al punto nascita dei Civili». Fondamentale in questo percorso è stata l’apertura, nel 2012, dell’Unità di Terapia intensiva neonatale e Neonatologia. Reparto per neonati dalla 23esima settimana in poi che, come evidenzia il dottor Villani, «punta sulla tecnologia e sulle skills del personale per rispondere alle urgenze-emergenze della sala parto. Uno dei fili conduttori della nostra attività è l’umanizzazione delle cure: il reparto è aperto 24 ore su 24 ai genitori. Questo perché ci teniamo a porre la famiglia sempre al centro: la presenza dei genitori è un pilastro del piano terapeutico. Forte, poi, è la collaborazione con gli altri ospedali: per le problematiche che non possiamo trattare qui gestiamo il trasferimento temporaneo dei piccoli pazienti in strutture specializzate, come la Cardiochirurgia pediatrica del Papa Giovanni XXIII. Siamo in rete per garantire le soluzioni migliori».
Per il personale, poi, la formazione è continua: «Disponiamo di una stazione di simulazione robotica aperta anche agli esterni, uno strumento prezioso per imparare a gestire le situazioni di emergenza-urgenza che ha portato un buon numero di figure sanitarie a giungere a Brescia dall’estero».
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