Salute e benessere

Plasma «salvavita»: le donazioni sono in aumento, ma si può fare di più

Lo dice l’Avis provinciale di Brescia in occasione della Giornata del donatore. In Italia la raccolta è ancora insufficiente
Un cartello per la campagna di donazione di sangue all'Avis a Chiari
Un cartello per la campagna di donazione di sangue all'Avis a Chiari

Meno di 4.800 sacche nel 2022, oltre 5.500 l’anno scorso. Cresce, in provincia di Brescia, la raccolta di plasma, risorsa fondamentale per la produzione di farmaci salvavita. Ma, come fanno notare Gabriele Pagliarini e Germana Zana, rispettivamente presidente e direttore sanitario dell’Avis provinciale, «si può fare di più. L’Italia, da questo punto di vista, non è autosufficiente: importa il 27% del suo fabbisogno dall’estero, dove i donatori non sono, come da noi, volontari periodici».

L’occasione per parlarne si presenta oggi, Giornata mondiale del donatore di sangue.

A cosa serve

Il plasma, ricorda la dottoressa Zana, «è la componente liquida del sangue. Per oltre il 90% è costituito da acqua». Una volta raccolto «può essere destinato all’uso clinico o inviato all’industria farmaceutica per la produzione di farmaci plasmaderivati». Da questo liquido si possono, infatti, ottenere sostanze preziose come le immunoglobuline utilizzate in vari tipi di difetti immunologici o per patologie autoimmunitarie; l’albumina per il trattamento di alcune malattie del fegato e dei reni (come cirrosi e nefrosi) e per la cura di shock da ustioni o da trauma; e i fattori della coagulazione fondamentali per i pazienti affetti da emofilia A e B.

La raccolta – in sinergia con il Servizio trasfusionale del Civile – avviene in due modi: «In un caso il plasma si ricava dalla separazione, per centrifugazione, del sangue intero. Nell’altro la donazione viene effettuata con un separatore cellulare, dura 40-50 minuti e si può ripetere una volta al mese. Le sacche di sangue e di plasma raccolte nel Bresciano vengono inviate al Centro di lavorazione e validazione (Clv) del Civile che esegue i test sui campioni prelevati e si occupa, tra le altre cose, della centrifugazione del sangue utile a isolarne le componenti da conservare (il plasma, ad esempio, a -30 gradi fino a due anni e le piastrine a temperatura ambiente per un massimo di cinque giorni)».

L’impegno dei volontari

Le donazioni di plasma, si diceva, sono aumentate grazie alle campagne di sensibilizzazione, ma non sono sufficienti: per importare questo liquido dall’estero l’Italia spende 180 milioni l’anno. L’Avis, nel Bresciano, può contare sull’impegno periodico di oltre 36mila donatori (erano 35.402 nel 2022) e lo scorso anno ha raccolto 63.177 sacche di sangue e 5.574 di plasma.

Per donare servono tre condizioni: buono stato di salute e stile di vita sano, peso superiore ai 50 chilogrammi ed età compresa tra i 18 e i 60 anni. Per informazioni sulle 102 sedi comunali dell’Avis, le 13 unità di raccolta e i 6 poli ospedalieri con centro di raccolta si può visitare il sito. Le iniziative per reclutare possibili nuovi donatori non mancano: «Per costruire il domani – spiega Pagliarini – quest’estate saremo nei Grest grazie a un progetto con l’Università Cattolica che propone attività specifiche in base alle età». Dell’importanza della donazione ha parlato ieri anche l’assessore regionale Guido Bertolaso: «In Lombardia puntiamo a raggiungere l’autosufficienza di sangue e plasma. I volti noti dello sport e dello spettacolo ci aiutino a sensibilizzare».  

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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