Malattie neuromuscolari, uniti per spostare il confine della cura

Sabato al Civile si celebra la Giornata nazionale con un incontro tra medici, ricercatori e associazioni sulla direzione verso la quale la medicina sta andando. In regia il prof Padovani e il prof Filosto (centro clinico Nemo)
Gli ambulatori del Nemo di Gussago in una foto d'archivio
Gli ambulatori del Nemo di Gussago in una foto d'archivio
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Il 21 marzo la luce si fa spazio e la primavera torna a farsi promessa. In questo tempo di passaggio si colloca la Giornata delle malattie neuromuscolari (Gmn), che si celebra sabato in 19 città italiane e vedrà riunirsi – nell’aula Montini dell’ospedale Civile di Brescia (ingresso da Piazza Padre Pio), dalle 9 alle 13.30 – riunirà medici, ricercatori, professionisti della salute e associazioni.

Visione

Sarà un momento di aggiornamento scientifico, ma anche uno spazio di confronto e visione per cercare di rispondere, insieme, a una domanda: in che direzione sta andando la medicina quando si confronta con la complessità?

Le patologie neuromuscolari (dalla Sclerosi laterale amiotrofica alle distrofie, dalle miopatie alle neuropatie periferiche) sono da sempre uno dei terreni più difficili della neurologia: colpiscono il movimento, la respirazione, l’autonomia; entrano nella vita delle persone e la ridisegnano, spesso in modo rapido. Per molto tempo sono state considerate un confine: il luogo in cui la medicina arrivava, ma oltre il quale poteva fare poco. Oggi quel confine si sta spostando.

Non è solo una questione di nuove terapie, pur importanti. È qualcosa di più profondo. È il modo stesso di pensare la cura che cambia. È la medicina che, come sottolinea il professor Alessandro Padovani, coordinatore della giornata bresciana e direttore della Clinica neurologica degli Spedali Civili, «non si limita a intervenire quando la malattia si manifesta, ma è capace di accompagnarla, prevederla e, in parte, anticiparla».

Ecosistema digitale

Il professore, past president della Società italiana di Neurologia, da tempo lavora su un’idea destinata a ridefinire la neurologia dei prossimi anni: quella di una medicina capace di integrare pienamente il digitale senza perdere la propria natura clinica. Non come sostituzione, ma come evoluzione: «Il punto non è introdurre tecnologia, ma capire come questa possa generare valore concreto: diagnosi più precoci, monitoraggi più accurati, interventi più tempestivi». E ancora: «Telemedicina, intelligenza artificiale, strumenti predittivi non sono più prospettive lontane, ma elementi già presenti nella pratica clinica. Il rischio è che restino frammenti. Per questo è fondamentale costruire un vero ecosistema: capace di mettere in relazione dati, competenze e percorsi, garantendo continuità e integrazione».

Una visione che trova oggi una sua concreta applicazione anche in iniziative come il «Digital Neuro Hub» della Società Italiana di Neurologia, nato per formare una nuova generazione di neurologi all’utilizzo delle tecnologie avanzate e per accompagnare la transizione verso una medicina sempre più predittiva, personalizzata e connessa.

Realtà clinica

Ma se la tecnologia apre scenari nuovi, la realtà clinica ricorda ogni giorno che la complessità non si governa da soli.

Di questo parlerà il professor Massimiliano Filosto, anch’egli coordinatore della giornata e riferimento del Centro clinico Nemo di Gussago, dove il modello di cura si fonda su un principio tanto semplice quanto esigente: riunire competenze diverse (neurologi, pneumologi, fisiatri, nutrizionisti, psicologi) attorno alla persona.

«Professionisti diversi – commenta – che condividono lo stesso percorso, lo stesso tempo e la stessa responsabilità. Non una somma di interventi, ma una presa in cura reale, che tenga conto della malattia nella sua interezza». Le malattie neuromuscolari, aggiunge, «non sono mai una sola cosa. Sono respiro, movimento, nutrizione, comunicazione. Sono autonomia che cambia, relazioni che si trasformano, bisogni che evolvono. Ed è solo dentro una visione davvero interdisciplinare che la medicina riesce a stare al passo con questa complessità».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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