A che punto siamo della notte? Abbiamo forse perso di vista il cammino, distratti dall’assordante chiacchiericcio sulle misure per ridurre dolore e disagio nella sfida alla quarta ondata della pandemia? «Abbiamo la memoria corta» ammonisce il professor Francesco Donato, epidemiologo all’Università degli Studi di Brescia. «La curva dei contagi sta salendo ad un ritmo che non ha nulla da invidiare alla rapidità di crescita delle altre tre ondate - continua -. È sufficiente leggere i dati: in altri Paesi dell’Unione europea ed anche negli Stati Uniti l’attuale diffusione del virus è molto più estesa rispetto a quanto accade in Italia. La nostra situazione è migliore grazie alle vaccinazioni, ma anche qui ci saranno più persone contagiate e, di conseguenza, aumenteranno i ricoveri sia in area non critica sia in terapia intensiva. È inevitabile, visto che la quarta ondata è legata alla variante Delta del Sars-CoV-2, la cui trasmissibilità è del 50% superiore alla Alfa, la variante inglese responsabile delle ultime due ondate, in autunno e in primavera».
La Delta è oggi la più diffusa in Italia e colpisce soprattutto le fasce di età più giovani, quelle in cui la percentuale di vaccinati è ancora bassa. Dall’ultimo bollettino del Sistema di sorveglianza integrata dell’Istituto superiore di Sanità emerge, infatti, che tra i casi di infezione segnalati nel periodo dal 5 giugno al 19 luglio, quelli causati dalla variante Delta sono pari al 46% contro il 35% della alfa anche se quest’ultima rimane ancora la più diffusa a livello geografico.



