Latte materno per i neonati in terapia intensiva: come funziona la donazione

Alla Banca del latte umano donato (Blud) del Civile ne sono arrivati 405 litri nel 2023, in calo rispetto agli ultimi due anni. Per nutrire i prematuri in ospedale gli autisti ritirano i biberon anche a 100 km di distanza
Un bambino beve il latte dal biberon
Un bambino beve il latte dal biberon
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Il latte materno è talmente prezioso che ci sono autisti incaricati di fare anche cento chilometri in pianura o in montagna per recuperare otto biberon pieni di nutrimento e speranza e portarli ai piccolissimi pazienti della Terapia intensiva neonatale. Succede al Civile, dove dal 2017 è attiva la Banca del latte umano donato (Blud), il luogo - unico nel Bresciano - in cui il latte umano di mamme volontarie viene raccolto, analizzato e conservato in condizioni di sicurezza per essere utilizzato dai bambini prematuri.

Come ci spiegano Elena Pezzotti, responsabile medico, Elisabetta Dioni, coordinatrice, e Milena Baratta, infermiera, «dall’inizio dell’anno abbiamo già raccolto circa 140 litri grazie alla generosità e all’impegno di 22 donatrici volontarie». Il picco è stato raggiunto nel 2021 (547 litri da 71 mamme), poi si è scesi a 430 litri (da 85 mamme) nel 2022 e a 405 litri (da 53 mamme) lo scorso anno. Numeri positivi grazie ai quali «riusciamo sempre a coprire il fabbisogno dei piccolissimi sotto il chilo di peso e le 27 settimane di gestazione». E a nutrire anche molti altri bambini ricoverati nella Terapia intensiva neonatale diretta dal prof. Francesco Maria Risso e nell’omonimo reparto della vicina Poliambulanza.

Come si fa

Donare è semplice. La neomamma che si rende conto di avere tanto latte e di poterselo «tirare» per aiutare altri bambini deve contattare la Blud del Civile al 339.3002370 (dal lunedì al venerdì, orario: 8.30-15). Il primo step consiste nella compilazione di un questionario utile a far emergere lo stile di vita della donna perché, come spiega la dottoressa Pezzotti, «non può donare, ad esempio, chi fuma, chi assume certi farmaci, chi beve più di quattro caffè al giorno o ha fatto un tatuaggio, un piercing o una trasfusione di sangue nell’ultimo anno». Superato questo step alla volontaria viene spedita una mail con l’elenco degli esami del sangue ai quali deve sottoporsi (Hiv, Epatite C e Sifilide).

Il kit per la donazione di latte materno - © www.giornaledibrescia.it
Il kit per la donazione di latte materno - © www.giornaledibrescia.it

Una volta dichiarata idonea, la mamma fa un colloquio, di persona, in Blud in cui le viene spiegato come raccogliere e conservare il suo latte (massimo 24 ore in frigorifero e poi congelato), le viene consegnata la «milk box» con tutto l’occorrente (otto biberon, garze, gel mani...) e le viene attribuito un codice di donazione che rende tracciabile il suo latte. Qui inizia il bello.

Controlli ripetuti

Quando la mamma ha riempito gli otto biberon chiama la Blud e un autista, dotato di borsa refrigerante, la raggiunge a casa in un raggio di 100 chilometri dall’ospedale Civile (ci cono state donatrici anche dalla Valle Camonica o dalle province di Mantova e Cremona).

Giunti nella Blud, gli otto biberon vengono versati in una «brocca» in modo tale da creare il «pool unico» dal quale viene prelevato il campione da analizzare. Il latte viene quindi suddiviso in otto biberon destinati alla pastorizzazione (a 62,5 gradi per 30 minuti) e all’abbattimento. Un secondo controllo viene eseguito su uno di questi biberon. Superate tutte queste analisi batteriologiche, il latte è pronto.

Un neonato nell'incubatrice
Un neonato nell'incubatrice

Che questo liquido fornisca tutti i nutrienti di cui i neonati hanno bisogno nella prima fase della loro vita e sostanze immunologiche non presenti nelle formule artificiali è cosa nota. Ma le ragioni per le quali è preziosissimo per i piccolissimi ce le spiega la responsabile medico Pezzotti: «Innanzitutto è specie specifico e quindi viene tollerato meglio, cosa che può ridurre il tempo della nutrizione in vena e indirettamente il rischio infettivo. Fondamentale, poi, è il fatto che, come dimostrano molti studi, il latte materno riduca il rischio di una grave infiammazione del colon come l’enterocolite necrotizzante (Nec)». L’ideale, ovviamente, è il latte fresco della propria mamma, ma se questa non ce l’ha o non ce l’ha ancora si rende necessario ricorrere al latte di Banca. Latte che in molti casi fa da «nutrimento ponte» tra la nascita e il momento in cui la mamma riesce ad allattare.

«Amore liquido»

La Blud del Civile accetta latte fino a un anno dal parto (altri centri fino a sei mesi) e alcune mamme iniziano a donare nel periodo dello svezzamento, che inizia, appunto, a sei mesi. Alcune volontarie sono mamme di bambini che, appena nati, hanno avuto bisogno della Blud. In Italia le Banche sono 44 (7 si trovano in Lombardia). In quanto a generosità il nostro Paese ha un ruolo leader in Europa, ma, come rende noto l’associazione Aiblud Onlus, il latte raccolto non è sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale. Da qui l’importanza di quello che il prof. Risso definisce «un gesto di amore disinteressato che le mamme fanno donando ciò che hanno di più prezioso ai piccolini che ne hanno bisogno». Un liquido «misterioso», per usare le parole della scrittrice Amelia Tipaldi, che «non è acqua e nemmeno latte. Nutre e consola, rinfresca e disseta, riscalda e protegge, addormenta e risveglia. È amore liquido che sgorga dal cuore».

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