Il dottor Nicola Canali, responsabile dell’UO di Oculistica di Fondazione Poliambulanza, ospite di Obiettivo Salute spiega come riconoscere i sintomi della cataratta, quali fattori possono favorire la malattia e come sono cambiate le tecniche chirurgiche.
La vista che diventa progressivamente più offuscata, le luci che danno fastidio, i colori che sembrano meno brillanti e la difficoltà a vedere bene al buio. La cataratta può manifestarsi in modi diversi e, soprattutto nelle fasi iniziali, i cambiamenti possono essere così graduali da passare inosservati. È una condizione frequente con l’avanzare dell’età, ma può comparire anche prima, in presenza di alcuni fattori predisponenti o di altre patologie. Oggi la chirurgia consente di rimuovere il cristallino opacizzato e sostituirlo con una lente artificiale, con tecniche sempre più precise. Ma quali sono i segnali da riconoscere? E quando è il momento di prendere in considerazione l’intervento? Ne abbiamo parlato con il dottor Nicola Canali, ospite di Obiettivo Salute.
Dottor Canali, che cos’è esattamente la cataratta?
La cataratta è una progressiva opacizzazione del cristallino, la lente naturale che si trova all’interno dell’occhio e che contribuisce a mettere a fuoco le immagini. Quando perde trasparenza, la luce non attraversa più il cristallino in modo corretto e la visione può diventare meno nitida.
È una malattia legata principalmente all’invecchiamento?
Nella maggior parte dei casi sì. Con il passare degli anni il cristallino va incontro a cambiamenti che possono portarlo a perdere trasparenza. è una condizione molto frequente nelle persone anziane, ma non riguarda esclusivamente questa fascia d’età.
Può comparire quindi, anche prima dei sessant’anni?
Sì. Esistono forme che possono manifestarsi precocemente, quando accade, è importante valutare la situazione complessiva della persona e considerare eventuali fattori che possono favorire l’opacizzazione del cristallino.
Quali sono le condizioni che possono anticiparne la comparsa?
Tra i fattori da considerare ci sono alcune malattie sistemiche, come il diabete e le patologie autoimmuni, ma anche l’assunzione prolungata di determinati farmaci. Un esempio è il cortisone, soprattutto quando viene utilizzato ad alte dosi e per periodi lunghi. La presenza di questi fattori non significa necessariamente che si svilupperà una cataratta, ma rende importante seguire le indicazioni del medico e controllare la salute degli occhi.
Esiste anche una cataratta congenita?
Sì, può essere presente già alla nascita, è una forma che richiede particolare attenzione perché può interferire con lo sviluppo della funzione visiva del bambino. Non tutte le opacità del cristallino hanno lo stesso impatto: è necessario valutare quanto siano estese e se ostacolino lo sviluppo della vista.
Perché nei bambini è così importante riconoscerla tempestivamente?
La vista si sviluppa durante i primi anni di vita, con una fase particolarmente importante che arriva indicativamente fino ai sette-otto anni. Se un’opacità impedisce al bambino di ricevere immagini nitide, lo sviluppo visivo può risentirne. Per questo la cataratta congenita deve essere valutata con attenzione da uno specialista.

Quali sono i primi sintomi a cui prestare attenzione?
Uno dei segnali più frequenti è la visione offuscata, la persona si accorge che le immagini non sono più nitide come prima e che leggere o distinguere i dettagli diventa più difficile. Il peggioramento, però, spesso non è improvviso: può essere lento e progressivo.
Ci sono altri campanelli d’allarme oltre alla vista annebbiata?
Sì, possono comparire una maggiore sensibilità alla luce, l’abbagliamento, la difficoltà ad adattarsi al buio e una percezione dei colori meno vivida. In alcuni casi possono verificarsi cambiamenti nella messa a fuoco e, talvolta, una visione sdoppiata. I sintomi dipendono anche dal tipo di cataratta e dalla posizione dell’opacità nel cristallino.
Perché le luci possono diventare particolarmente fastidiose?
Quando il cristallino perde trasparenza, la luce può essere diffusa in modo diverso all’interno dell’occhio. Questo può provocare abbagliamento e rendere meno confortevole la visione, per esempio in presenza di fonti luminose intense o durante la guida notturna. Alcune persone si accorgono del problema soprattutto in queste situazioni, anche quando durante il giorno riescono ancora a svolgere molte delle loro attività.
La cataratta può modificare anche la capacità di mettere a fuoco?
Sì, possono verificarsi cambiamenti nella correzione visiva e nella messa a fuoco. Può capitare di accorgersi che la vista è diversa rispetto al passato e di dover aggiornare gli occhiali. Se il cambiamento persiste, è importante sottoporsi a una visita oculistica per comprenderne la causa: non ogni peggioramento visivo, infatti, è dovuto alla cataratta.
Se il peggioramento è graduale, si rischia di abituarsi a vedere meno bene?
È possibile, proprio perché il cambiamento può avvenire lentamente, la persona potrebbe non rendersi conto subito di quanto sia cambiata la propria visione. A volte sono le difficoltà nelle attività quotidiane, come leggere, guidare di notte o distinguere gli oggetti in ambienti poco illuminati, a far emergere il problema. È importante non aspettare che il disturbo diventi un limite significativo prima di parlarne con lo specialista.

Quando è necessario prendere in considerazione l’intervento chirurgico?
La decisione viene presa sulla base della visita oculistica e delle difficoltà riferite dal paziente. Quando la riduzione della vista non può più essere corretta adeguatamente con gli occhiali, si può valutare l’intervento. Ma non conta soltanto quanto si vede: bisogna considerare anche il disagio provocato dall’abbagliamento e l’impatto del problema sulla qualità della vita.
Bisogna aspettare che la vista sia molto compromessa prima di operarsi?
Non necessariamente, la scelta dipende dalla situazione clinica e da quanto la cataratta interferisce con le attività quotidiane. Una visione poco confortevole o un forte abbagliamento possono rappresentare problemi importanti anche quando la persona riesce ancora a svolgere alcune attività. Sarà lo specialista a valutare quando sia opportuno intervenire.
Come si svolge l’intervento di cataratta?
L’intervento prevede la rimozione del cristallino opacizzato e la sua sostituzione con una lente intraoculare trasparente. È una procedura eseguita da molti anni, ma le tecniche e gli strumenti a disposizione si sono evoluti, permettendo di lavorare con grande precisione. La preparazione del paziente e la valutazione delle sue caratteristiche visive sono passaggi fondamentali per pianificare il trattamento.
Quanto conta l’esperienza del chirurgo, in un intervento così delicato?
Conta molto, la tecnologia offre strumenti sempre più sofisticati, ma sono fondamentali anche la preparazione, la manualità e la capacità di affrontare le diverse situazioni che possono presentarsi durante l’intervento. Accanto al chirurgo lavora inoltre un’équipe composta da professionisti con competenze diverse. La collaborazione tra tutte le figure coinvolte è essenziale per accompagnare il paziente nelle varie fasi del percorso.
Dopo l’intervento, il recupero è rapido?
Il decorso dipende dalle condizioni dell’occhio, dalla tecnica utilizzata e dalla situazione individuale. In molti casi l’intervento viene eseguito in regime ambulatoriale o con una breve permanenza nella struttura sanitaria. La ripresa delle attività deve comunque seguire le indicazioni dell’oculista, così come i controlli successivi e la terapia prescritta. Non è possibile stabilire tempi identici per tutti i pazienti.

La scelta della lente artificiale è uguale per tutti?
No, la lente intraoculare viene scelta tenendo conto delle caratteristiche dell’occhio e delle esigenze visive della persona. La valutazione preoperatoria permette di misurare il potere della lente necessario e di discutere con il paziente gli obiettivi del trattamento, considerando anche le sue abitudini e le attività che svolge abitualmente.
L’intervento di cataratta può essere anche un’occasione per migliorare la qualità della visione?
L’obiettivo principale è rimuovere il cristallino opacizzato e ripristinare una visione più nitida. La scelta della lente può permettere, in alcuni casi, di intervenire anche su determinati difetti refrattivi. Per questo la fase di valutazione è importante: non si tratta soltanto di scegliere una tecnica chirurgica, ma di individuare la soluzione più adatta al singolo paziente.
Qual è il consiglio per chi si accorge di vedere meno bene?
Non sottovalutare i cambiamenti della vista e rivolgersi all’oculista quando compaiono difficoltà persistenti. Non ogni disturbo è dovuto alla cataratta e non tutte le cataratte richiedono un intervento immediato, una valutazione specialistica permette di capire che cosa sta succedendo, quanto il problema incida sulla vita quotidiana e quale sia il percorso più adatto. La cataratta è una condizione frequente, soprattutto con l’avanzare dell’età, ma non bisogna considerare inevitabile ogni cambiamento della vista. Riconoscere i segnali, sottoporsi ai controlli e valutare con lo specialista le possibilità di cura permette di affrontare il problema con maggiore consapevolezza. Oggi la chirurgia offre tecniche e strumenti evoluti, ma restano centrali la personalizzazione del trattamento, l’esperienza del professionista e il dialogo con il paziente.



