Schiavi dello smartphone già a 8 anni, i consigli per le famiglie

Ilaria Pasinelli, psicologa di Spazio-Off, mette in guardia dai rischi: «Il tablet al ristorante? Anestetizza il cervello». L’importanza dell’esempio degli adulti
Non esiste un'età giusta per avere il telefonino
Non esiste un'età giusta per avere il telefonino
AA

È uno degli equilibri più fragili dell’educazione contemporanea: da una parte le richieste pressanti dei figli di avere uno smartphone già in tenera età, dall’altra il bisogno dei genitori di sentirsi più sereni quando devono affrontare un tragitto da soli o restare a casa senza adulti. In mezzo, il timore che quello strumento, nato per rassicurare, possa trasformarsi in una fonte di dipendenza.

Per approfondire il tema offrendo indicazioni utili alle famiglie ci siamo affidati al contributo della psicologa Ilaria Pasinelli, coordinatrice di Spazio-Off, il centro di Comunità Fraternità situato in via Della Presolana 54, in città, che propone percorsi di terapia, supporto alle dipendenze e consulenza genitoriale.

La psicologa Ilaria Pasinelli, coordinatrice di Spazio-Off
La psicologa Ilaria Pasinelli, coordinatrice di Spazio-Off

Negli ultimi anni l’uso degli smartphone tra bambini e adolescenti è cresciuto in modo evidente. Quale situazione osserva nel suo lavoro?

I genitori che si rivolgono al servizio sono sempre più numerosi e le richieste riguardano figli di età sempre più bassa. Il target principale va dagli undici ai diciotto-vent’anni, ma riceviamo segnalazioni anche per bambini di otto o nove anni.

Hanno un telefono personale già a quell’età?

Alcuni sì, lo ricevono in occasione della Cresima, della Comunione o per la promozione scolastica, pur non avendone una reale necessità. In diversi casi il regalo arriva su insistenza del bambino o perché è diventato una consuetudine, senza che genitori o parenti si informino adeguatamente sui rischi legati a un utilizzo precoce e non regolato dello strumento.

A quale età è opportuno, secondo lei, consegnare il primo telefono a un figlio? Esiste un momento giusto o dipende dal singolo bambino?

Il momento giusto non è legato tanto all’età quanto al grado di maturazione. Se attorno ai tredici o quattordici anni un ragazzo è autonomo nella gestione delle relazioni ed è consapevole dei rischi connessi all’uso dello strumento, può essere positivo che mantenga i contatti con gli amici anche al di fuori dell’ambiente scolastico. A patto, però, che abbia chiaro che si tratta di un mezzo per comunicare e non di un fine, e che continui a dedicare la priorità alla scuola, allo sport e alle esperienze di crescita.

Spazio-Off della Cooperativa Fraternità ha sede in città, in via Della Presolana
Spazio-Off della Cooperativa Fraternità ha sede in città, in via Della Presolana

Quando possiamo parlare di uso eccessivo del cellulare? Quali sono i campanelli d’allarme che i genitori non dovrebbero sottovalutare?

La soglia di attenzione si supera quando il telefono sottrae energie e tempo ad aspetti fondamentali della vita quotidiana: il rendimento scolastico, il sonno, le relazioni in presenza, perfino bisogni primari come i pasti. Se il dispositivo diventa prioritario rispetto a tutto il resto, è un campanello d’allarme da non sottovalutare. A questi comportamenti si associano spesso segnali emotivi e relazionali: irritabilità, scatti d’ira, linguaggio aggressivo, fino al lancio di oggetti. Non mancano tentativi di aggirare le regole pur di avere il cellulare sempre con sé, ad esempio portandolo a scuola di nascosto. Sono atteggiamenti che indicano una possibile dipendenza e che richiedono attenzione.

Quali rischi comporta un’esposizione prolungata agli schermi sul piano psicologico ed emotivo?

Usare il telefono per calmare o distrarre i bambini può sembrare una soluzione immediata, ma rischia di produrre effetti controproducenti sul piano educativo ed emotivo. Affidare lo smartphone a tavola, al ristorante o in altri contesti di socialità «per tenerli buoni» trasmette un messaggio implicito: mentre gli adulti si godono la conversazione, ai più piccoli si chiede di stare zitti e fermi davanti a uno schermo. È come dire loro: «Sei scomodo, non disturbare». In questo modo si anestetizza l’attenzione, si riduce l’interesse per il cibo e si impoveriscono le occasioni di relazione. Inoltre si evita al bambino di sperimentare e gestire la noia. Quando poi il genitore toglie il telefono perché è ora di tornare a casa, è comprensibile che il bambino reagisca con rabbia: si sente acceso e spento come un interruttore. Più che ricorrere allo schermo, sarebbe opportuno scegliere contesti adatti anche ai figli o creare momenti di incontro in ambienti familiari.

La sala d'attesa di Spazio-Off
La sala d'attesa di Spazio-Off

Quanto conta l’esempio degli adulti?

Moltissimo. I bambini osservano fin dai primi giorni di vita e imitano ciò che vedono. Un genitore costantemente al telefono fatica a trasmettere credibilità quando chiede moderazione.

È utile stabilire regole in famiglia?

Sì, ma poche, chiare e sostenibili. Le regole devono essere condivise e realistiche: non si può vietare a un adolescente l’uso del cellulare nel pomeriggio se nessuno è presente per accompagnarlo e vigilare. La coerenza è fondamentale.

Emergono differenze tra maschi e femmine nell’uso dello smartphone?

I primi tendono a privilegiare i videogiochi, le seconde i social network, con rischi diversi ma ugualmente rilevanti.

Come interviene lo Spazio-Off?

Si cerca di entrare in contatto con bambini e ragazzi parlando il loro linguaggio, utilizzando carte, videogiochi e arteterapia per stimolare una riflessione sull’identità. Parallelamente si riportano al centro scuola, sport e amicizie. Un lavoro che coinvolge anche i genitori, spesso disorientati e bisognosi di strumenti per comprendere i rischi.

Se dovesse sintetizzare due regole fondamentali per un uso del telefono in età evolutiva, quali indicherebbe?

La coerenza degli adulti e la trasformazione degli strumenti digitali in occasioni di dialogo. Interessarsi a ciò che appassiona i figli – «Perché segui quell’influencer? Perché ti piace quel videogioco? Giochiamo insieme?» – significa costruire relazione, non soltanto imporre limiti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...